Ben Saunders, intervista all'esploratore polare armato di Ultrabook

Ben Saunders, esploratore polare e motivational speaker, ci parla della sua futura impresa: ripercorrere il tragitto della spedizione Scott, raggiungere a piedi il Polo Sud e tornare.

Grazie ad Intel ho avuto la possibilità di intervistare Ben Saunders, esploratore e motivational speaker già comparso di fronte alla platea del TED. Ben è inglese, e non è certo nuovo alle sfide al limite: è il terzo uomo ad essere arrivato da solo al Polo Nord con un paio di sci ai piedi, ma la sua prossima impresa è se possibile ancora più impegnativa. Assieme al compagno Tarka L'Herpiniere, Ben partirà in ottobre e ripercorrerà il tragitto della spedizione Terra Nova in cui il capitano Scott ed il suo team perse la vita all'inizio del secolo scorso.

La spedizione

Saranno due uomini da soli per quattro mesi nel continente più vuoto della terra, un deserto bianco spietato. Non vedranno un solo essere umano fino all'arrivo al Polo Sud, dopo aver risalito un dislivello di 3000 metri, e poi torneranno a piedi fino alla costa.

Tuttavia, in un certo senso non saranno meno connessi di me e voi: Ben Saunders è un brand ambassador di Intel, e con se porterà due Ultrabook ed il metodo per ricaricarli. Ogni giorno lui e Tarka uploaderanno video, twitteranno e aggiorneranno il loro blog, rispondendo ai commenti dei loro follower. Sarà la prima spedizione polare connessa ai social media.

Ben sarà il primo uomo a terminare il piano elaborato da Robert Scott. Il leggendario esploratore britannico scoprì solo una volta arrivato al Polo Sud di aver perso contro il team di Amundsen, che correva su slitte trainate da cani. Ma questa non fu la tragedia peggiore per Scott, che perse la vita assieme a tutto il proprio team sulla lunga ed ardua strada del ritorno.

L'intervista

Francesco Lanza: Ben, raccontaci come è nata in te la passione per le sfide estreme. Leggevi romanzi d’avventura da piccolo oppure hai scoperto d'un tratto la passione per sfidare i limiti umani?

Ben Saunders: Buona domanda! Per prima cosa, anche quando ero bambino amavo stare all’aperto, amavo lo sport e l’avventura, mi mettevo alla prova per scoprire di cosa fossi capace. Ma amavo anche leggere le storie degli avventurieri e degli esploratori. Non solo quelli delle imprese storiche, anche quelli dei nostri tempi: lo sbarco sulla Luna, gli Shuttle, sono cresciuto assorbendo una combinazione continua di storia e cronaca dello straordinario.

FL: Non credo ti lasceranno andare a breve in orbita sciando, purtroppo...

BS: (Ben ride) Forse sarà il prossimo viaggio, chissà!

FL: Qual è il punto di contatto tra l’esplorazione dell’ignoto in solitaria ed essere un motivational speaker?

BS: Non riesco a stare seduto e calmo in un posto troppo a lungo! Dieci anni fa e più - Era il 2001 - ho fatto la mia prima impresa, e sono stato invitato a parlare in scuole, o per gli enti benefici, e mi sono reso conto con grandissima sorpresa che mi piaceva moltissimo condividere le mie storie. Si tratta di esperienze che per molti sono aliene e riguardano un ambiente estremo e particolare, che ti mette alla prova con rigore. Pensavo fosse difficile per degli estranei sentire di avere qualcosa in comune con queste cose, ma mi sbagliavo: le persone amano ascoltare storie sulle lotte intraprese per ottenere obiettivi difficili. È affascinante ascoltare come un uomo affronta e supera le difficoltà, perseverando contro il destino per ottenere il suo risultato. E penso che in una qualche maniera tutti abbiamo un nostro Polo Nord o Polo Sud personale da raggiungere.

Più di dieci anni fa condividevo i miei racconti con un pubblico forzatamente piccolo, ma oggi mi ritrovo capace di parlare ad un numero di persone potenzialmente illimitato, tutto grazie alle nuove tecnologie.

FL: Le nuove tecnologie! È davvero strano come sia possibile connettersi con tutti, pur essendo dispersi in un luogo davvero solitario, come in mezzo all’Antartico.

BS: Sì! In Antartico ci troveremo isolati per quattro mesi ed è decisamente improbabile incontrare altri esseri umani dal vivo, saremo completamente tagliati fuori. Per rimanere a contatto con la nostra storia, però, sarà possibile usare la Rete. Da un lato è un viaggio molto low tech: ci sono due tizi che trascinano delle slitte e dormono nelle tende. Allo stesso tempo il viaggio è allo stato dell’arte della tecnologia e saremo in grado di condividere tutto quello che ci succede. Io amo queste possibilità, il pubblico ha la facoltà di interagire con noi, di lasciare commenti sul blog, di farci domande. Possono rispondere ai nostri tweet e guardare i video di YouTube e così via. Come detto, da piccolo leggevo le storie degli esploratori, oggi questa storia la vivo e i lettori/spettatori sono lì con me mentre accade. Ed è emozionante!

FL:Ho visto i video delle preparazioni per il viaggio fatte assieme al tuo partner Tarka. Cos’è più difficile, testare l’equipaggiamento o imparare a coordinarsi, convivere ed agire come un team assieme a un altro essere umano?

BS: Io e Tarka siamo stati in Groenlandia come hai potuto vedere. È stata un’occasione di collaudare di tutto, i vestiti, l’equipaggiamento, in particolare la tecnologia. Abbiamo con noi due Ultrabook: in precedenza li abbiamo testati in ogni modo, anche mettendoli in freezer quando eravamo in Inghilterra, ma in Groenlandia le cose erano diverse e le condizioni molto simili all’Antartico. Abbiamo anche potuto testare il nostro nuovo pannello solare, che è il metodo che useremo per ottenere energia. E quel pannello è stato un immenso successo e un sollievo, perché rappresenta la possibilità di usare la tecnologia nel nostro viaggio. Saremo in mezzo al nulla, ma avremo corrente!

Però è stato anche un’occasione per rinsaldare il nostro rapporto. Io e Tarka siamo amici da più di dodici anni, ma non abbiamo mai fatto un grande viaggio assieme ed è stato necessario capire se eravamo in grado di andare d’accordo e di sostenere la routine quotidiana del nostro futuro viaggio.

Ci siamo anche allenati alle procedure di sicurezza, ad affrontare il pericolo dei burroni, viaggiando costantemente imbragati per poterci recuperare a vicenda in caso di incidente. C’era molto da provare, ma ce l’abbiamo fatta.

FL:Parliamo un po’ della tecnologia che vi portate dietro. Quando ho letto che andavate con due slitte da due quintali l’una e la tecnologia per restare in contatto con Internet mi è venuto da pensare: ma saranno tutte batterie? (Ben ride) Come saprai bene le batterie hanno grossi problemi con il freddo

BS: Beh, la maggior parte del peso che ci portiamo dietro è cibo. Il secondo componente del carico a pesare di più è il carburante per la stufa. Per l’energia, come detto abbiamo questo grande pannello solare pieghevole, che si piazza sopra alla tenda. Quando vai in Antartide nella stagione che abbiamo scelto ci sono 24 ore di sole, e possiamo così ricaricare i nostri device in ogni ora del giorno e della notte. In effetti abbiamo due pacchi di batterie ai polimeri di litio di grosse dimensioni, che si ricaricano col pannello. I device si collegano a questi pack e si ricaricano grazie ad essi.

FL:Mi chiedo anche se la vostra è tecnologia consumer o se avete molti strumenti speciali ed unici.

BS: Gli ultrabook che abbiamo con noi sono completamente standard, direttamente presi dagli scaffali, come si suol dire. Stiamo ancora decidendo quali modelli portarci dietro, ma in Groenlandia abbiamo usato due Panasonic Toughbook. Stiamo dando un’occhiata a dei Sony Vaio Pro, ma non abbiamo ancora deciso. Si sono tutti comportati in modo molto brillante finora - Con l’archiviazione a stato solido non ci sono parti mobili, c’è meno da rompere.

L’unica cosa che abbiamo cambiato sono i cavi. I normali cavi diventano rigidi e fragili nel clima polare, quindi usiamo cavi di silicio per le basse temperature che restano flessibili anche a -50°. Una delle cose più utili è che ora possiamo usare i processori Intel di 4a generazione, che sono progettati per il risparmio e l’efficienza energetica. Sono più capaci in operazioni come la compressione dei video, cosa che faremo sorprendentemente spesso mentre inviamo i nostri contenuti dall’Antartico. In un certo senso la 4a generazione di processori Intel è quello che ci consente di comunicare nella maniera che vorremmo.

FL: Usate Windows o Linux?

BS: Noi usiamo Windows 8, anche se per essere precisi gli ingegneri Intel hanno preparato una versione compatta e ridotta all’osso, che in gran parte si riassume in un’app fatta su misura per le nostre necessità di uploadare contenuti. Ci saranno pochi pulsanti da premere e useremo il touchscreen per comunicare nella maniera più semplice possibile attraverso i social media.

FL: Un touchscreen in Antartide? Come fate con quelle temperature?

BS: Sì, tecnologia touchscreen! Resterai sorpreso, ma in verità nella tenda la temperatura non è così malvagia, dopo aver usato il fornello per cucinare ed esserci stati un po’ nel proprio sacco a pelo. Lì è possibile togliersi i guanti ed usare il PC. In Groenlandia inoltre abbiamo imparato a scaldare gli Ultrabook prima dell’uso, e ti garantisco che sono molto più confortevoli da usare quando li hai... scongelati.

FL: Lo faresti senza hi-tech? Quello che intendo dire, se tu fossi nei panni di Robert Falcon Scott, andresti lo stesso come ci andarono lui ed i suoi compari?

BS: Sai, ci sono molti che mi chiedono “Perché non lo fate con tutti i crismi, con il loro equipaggiamento”. Beh, se studi Scott, Amundsen, Shackleton scopri che erano tutti pionieri, che si portavano dietro il meglio della tecnologia a loro disponibile. La nave di Amundsen aveva un motore diesel, che la gente riteneva una scelta assurda perchè quasi un prototipo, non credeva potesse davvero funzionare. Il capitano Scott aveva invece con sè due trattori. Certo, il loro equipaggiamento sembra ridicolo, addirittura suicida al giorno d’oggi, ma per loro era il meglio del meglio ed il massimo del progresso. Io sono contentissimo di avere il top della tecnologia con me - E anche di più di essere in grado di comunicare con il mondo, così da non farvi perdere molti avvenimenti grandi e piccoli, quelle cose che capitano in un viaggio e che altrimenti non avreste potuto conoscere.

FL: E che succede se arrivate lì al Polo Sud… E ci trovate dei tizi con i cani ad aspettarvi?

BS: (Ben ride di gusto) Un altro team con i cani che ci batte, come successe al capitano Scott! Sarebbe tremendo! Fortunatamente i cani sono illegali in Antartide al giorno d’oggi. Pare che la spedizione di Amundsen ed altre successive abbiano messo a rischio la fauna locale, facendo ammalare le foche sulla costa. A parte gli umani non possono essere introdotti animali estranei sul continente.

Però la nostra meta non è deserta. Al giorno d’oggi c’è una grande base scientifica americana, al Polo Sud, e sarà un panorama molto diverso da quello che ha visto Scott. Nella mia mente ho già pianificato di girarmi e tornare indietro il prima possibile. È una tentazione davvero troppo grande e non vogliamo ottenere supporto da loro - Quindi faremo un po’ di foto e filmati e ci volteremo per iniziare la strada del ritorno non appena abbiamo finito il viaggio di andata.

FL: Ultima domanda per noi che non ci siamo mai stati: quali sono le differenze tra un viaggio al Polo Nord e una traversata al Polo Sud?

BS: Ottima domanda, perché a dire il vero ci sono delle marcatissime differenze tra i due poli. Come saprai il Polo Nord è in mezzo al mare e devi camminare sulla sua superficie ghiacciata, senza mappe. Si rompe e ricostruisce continuamente. L’Antartide è un grande continente, non si muove ed è grande quanto la Cina e l’India messe assieme. Cammineremo sulla terra e credo che incontreremo le stesse temperature, che potranno scendere fino a -40C°, -50C° se siamo sfortunati. Quello che c’è in Antartide di terribile è il vento costante, perché ci sono massicci montagnosi imponenti e vallate. È un continente di grandi altopiani, ed il Polo Sud è a 3000 metri sul livello del mare. Sarà lunga, sarà su un terreno prevedibile, sarà in salita all’andata e in discesa al ritorno: ecco in cosa è diverso dalla mia spedizione polare di anni fa. Ah, e non ci saranno orsi polari, questo è fantastico. Lì fuori è come un grande deserto bianco.

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