Intervista a Leonardo Amerigo Bonanni


Con questo post inauguro una nuova sezione di Gadgetblog dedicata alle interviste con designer, inventori, artisti, ma soprattutto gente in grado di cambiare veramente, con le loro idee, il nostro modo di vivere.
Leonardo Amerigo Bonanni è un ragazzo Italiano, di Firenze per la precisione, che si è fatto strada in America, inventando macchine incredibili e ridisegnando con creatività e fantasia ambienti e spazi domestici come la cucina, trasformandola da posto dedicato esclusivamente a mangiare a luogo dove "vivere" interagendo con lo spazio circostante.

Leonardo, si è laureato in archittettura alla Columbia University, per poi trasferirsi al rinomatissimo MIT di Boston.
Di lui, ventottenne, ma con già alle spalle una moltitudine di progetti sviluppati, hanno parlato in tanti (vedi Wired, BBC e il comune di Firenze che lo ha invitato come ospite d'onore al prossimo "Genio Fiorentino", annuale manifestazione dedicata alla creatività dei suoi concittadini di oggi e di ieri).

Noi gli abbiamo fatto qualche domanda sui suoi progetti presenti e futuri. E abbiamo scoperto che...


La prima domanda, Leonardo, è una curiosità.
Come è nata l'idea di andare a studiare al MIT, il Massachusetts Institute of Technology, notoriamente considerata come una delle università più importanti del mondo scientifico e tecnologico?

Ho deciso dopo aver studiato scultura alla Columbia (New York) di continuare i miei studi in architettura al MIT perche' avevo sentito parlare del Media Lab - un laboratorio unico al mondo dove artisti insieme a scienziati sviluppano nuove tecnologie per scoprire il loro impatto culturale. Dopo la mia laurea in architettura, ho ricevuto una borsa per un master al Media Lab e poi ho intrapeso un dottorato...ormai sono al MIT da sei anni e ci rimarrò almeno per altri tre.

Secondo te la formazione tecnologica che può offrire un'università Italiana si avvicina a quella del MIT?
Dove sono i limiti dell'istruzione Italiana rispetto a quella Americana?

Certo che tante universita' Italiane si possono avvicinare al MIT nell'insegnamento di materie scientifiche e culturali. Quello che separa il MIT da tante universita' e' la cultura d'innovazione che si manifesta ad ogni livello dell'istituto:
la mancanza di formalita' e di gerarchia, l'enfasi sull'applicazione delle proprie conoscenze, il 'brainstorm' ('uragano di idee' - una riunione all'improvviso tra studenti e professori nella quale ogni idea e' valida e può portare anche ad innovazioni importanti in poche ore) - tutto questo in un ambiente multidisciplinare e internazionale, dove i confronti tra le varie culture fanno scattare spesso le scintille necessarie per nuove idee. L'Italia non ha limiti in questo campo - e' un paese ricco di storia, di opere d'arte e di tecnologica - ci vuole semplicemente la volonta' di investire nella ricerca di base in tutti i campi.

Passiamo a parlare delle tue invenzioni. Una delle più curiose e particolari è sicuramente il dishmaker: la macchina che ricicla i piatti di plastica.
Ci puoi spiegare brevemente come funziona?

Il Dishmaker e' un elettrodomestico che produce piatti, vassoi e bicchieri quando servono e li ricicla dopo aver mangiato. E' nato dal desiderio di buttare via i piatti invece di larvarli e metterli a posto - poi è diventato un modo di trattare dei beni fisici come fossero dei beni digitali: quando crei un nuovo documento digitale, questo non occupa volume nella tua casa, quando lo vuoi modificare o buttare via non sprechi materiale.
Ho avuto l'idea di utilizzare plastiche con 'memoria' che possono essere plasmate con il calore, e che siano capaci di tornare alla loro forma di origine con la ri-applicazione di pressione e di calore. Poi, ho disegnato una mini-fabbrica grande come un lavastoviglie che prende il materiale plastico, lo scalda e poi lo stampa in una forma variabile - per esempio, da un piatto ad un bicchiere. Dopo l'utilizzo, la stessa macchina prende il bicchiere, lo scalda e lo schiaccia nella forma piatta originale.

Un altro interessantissimo progetto, recensito anche da we-make-money-not-art, è l'Heat Sink.
Un'idea semplice, simpatica e allo stesso tempo geniale. Una luce illumina di blu l'acqua quando è fredda, e di rosso quando è calda.
Quali altri progetti hai sviluppato per rendere più tecnologiche le nostre cucine?

Ho inventato l'Heat Sink nel 2003 per dimostrare come la tecnologica nelle cucine puo' aumentare la sensorialita' dello spazio - invece dell'opposto come spesso avviene. Lavorando nel laboratorio "Counter Intelligence" (lo spazio dedicato "alla cucina del futuro" del MIT) ho provato ad andare contro la tendenza di strutturare cucine sempre più "pulite", senza profumi, rumori, senza neanche il 'feedback' necessario per sapere se uno ha lasciato il forno acceso o il frigorifero aperto. Anche per questo ho cercato di portare cibo piu' fresco tramite 'Living Food' che permette di far ricrescere erbe comprate al supermercato in un armadietto dotato di luci e ambiente controllato. L'intenzione era quella di aumentare la sensorialita' della cucina tramite immagini e suoni proiettati, per rendere ovvia la temperatura, come lo è con l'Heat Sink, anche con il frigo e il forno: ad esempio, ho scoperto che quando l'apertura del frigo è accompagnata dal suono di un vento freddo, le gente tende a tenere lo sportello il meno aperto possibile. Ho appena vinto una borsa per un progetto dove montero' una "proiezione piacevole" davanti ad una fontana nella speranza di far sostare piu' persone possibili a bere e a prendersi un momento di relax.

Dal tuo portfolio ho notato che ti occupi anche di industrial design.
Fra i tanti progetti che hai sviluppato ho trovato originalissimo l'interactive countertop. Ci puoi spiegare come funziona e in che ambiti lavorativi potrebbe essere utilizzato?

L'Interactive Countertop e' un vecchissimo progetto (2000) che ha dato spunto a tanti nuovi prototipi. All'inizio è stato semplicemente un banco di cucina con due scopi: il primo, di alzarsi e abbasarsi secondo la statura dell'utente, e il secondo di essere retro-proiettato su due superfici per permettere uno scambio di "dati vicini" sul banco, e "distanti" sulla parete (come per pranzare con un collega distante).
Questo progetto mi ha portato allo SmartSink (2004), un banco che oltre a muoversi contiene un lavandino intelligente capace di riconoscere chi lo utilizza, che temperature e che volume di acqua fornire, e addirittura individuare se l'utente si e' lavato le mani o no (per applicazioni mediche).

Hai fatto anche delle sculture. La "Città" è frutto della tua fantasia o si riferisce qualche posto reale? Perché il nome in Italiano?
La Città e altre mie sculture e disegni si riferiscono alle immagini della mia infanzia - visioni della Toscana medioevale e rinascimentale, della citta' a scala d'uomo, e della mia citta' - Firenze - la piu' bella del mondo.

Ho visto nel tuo sito delle foto del salone del mobile di Milano 2004.
Pensi di tornare a lavorare un giorno in Italia o il tuo futuro rimane l'America?
Quali altri progetti hai "in cantiere"? Cosa ti senti di consigliare ai designer/artisti che leggono gadgetblog?

Per me il piu' grande sogno da anni e' di potere esporre i miei progetti in Italia, e di potere incontrare i migliori designer di mobili, oggetti e di moda. Al Medialab abbiamo appena iniziato a collaborare con sponsor Italiani e spero che i nostri futuri progetti mi porteranno sempre piu' spesso in Italia.
Vi terrò aggiornati sui miei futuri lavori e nel frattempo sarei anche molto interessato a collaborare con ricercatori, inventori e designer italiani. Chiedo ai lettori di gadgetblog di criticare i miei progetti, di dare suggerimenti (sono sempre raggiungibile a amerigo AT media.mit.edu) e mando a tutti il mio incoraggiamento a spingersi sempre più avanti con l'esplorazione delle grandi idee che cambieranno il nostro futuro.

[GRAZIE a Leonardo per l'intervista. Trovate maggiori informazioni sul suo sito.

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