Microcircuiti dai kiwi



La Bio Instrument CHF ha creato un microprocessore molto potente e a costi praticamente nulli.

L’innovazione sta nella tecnica produttiva utilizzata: i ricercatori dopo anni di studi sono riusciti a ottenere dei microcircuiti molto precisi dalle piante da frutto grazie alla modifica e, in alcuni casi, alla ricrezione del DNA dei vegetali.

La pianta che ha dato -per così dire- i frutti migliori è la Actinidia chinensis (nome comune Kiwi) per la migliore affinità col silicio dalla quale si sono ottenuti microcircuiti ad altissima precisione (difetti inferiori allo 0,01‰) e distanza tra le piste di circa 45nm.
Un’altra particolarità è che con questa tecnica si riescono ad ottenere circuiti di dimensione inferiore al normale perché “spalmati” su più strati proprio come fossero in tre dimensioni.

L'unico difetto di questa tecnologia così promettente, come affermato dal dottor Brain N. Meyer direttore scientifico del progetto, è il profumo emesso dagli integrati una volta riscaldati dal passaggio della corrente.

[via team-6]

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