Raspberry Pi, FSF e la débâcle sull’“apertura” dei driver di Broadcom

Fotografia di Raspberry Pi — Model BIeri, mentre usciva la notizia del rilascio dei driver di Broadcom per lo stack grafico di Raspberry Pi, la comunità open source – guidata da Dave Airlie, uno degli sviluppatori di X.Org – è “insorta” contro il produttore: le caratteristiche del software non consentono un’integrazione nel kernel di Linux, né di realizzare un driver per Mesa/Gallium 3D. In termini più semplici, il sorgente pubblicato da Broadcom è del tutto inutile perché si limita a controllare il dialogo tra il sistema e il firmware del System-on-a-Chip (SoC).

Airlie è particolarmente arrabbiato con la fondazione che distribuisce il dispositivo e, soprattutto, con la stampa specializzata che non avrebbe verificato il contenuto del codice — prima di pubblicare delle recensioni entusiastiche. Un errore in cui è caduto anche il sottoscritto: motivo per il quale, dopo un breve intervento di rettifica nei commenti, ho deciso di tornare sul tema per chiarire la natura dei driver e la posizione del produttore. L’atteggiamento su Raspberry Pi, infatti, continua a essere decisamente “ambiguo”.

Da un lato, i ricercatori pubblicano gli schemi della componentistica del device… che, però, non possono essere utilizzati per produrre dei derivati a causa del brevetto registrato. Dall’altro, rilasciano dei driver che richiedono un firmware proprietario dal quale non è possibile ricavare alcunché di utile per il supporto di Linux. Infine, la fondazione vorrebbe produrre un fork interno di Raspberry Pi che sia compatibile con le direttive imposte dalla Free Software Foundation (FSF) e proporre i sorgenti di tutti i componenti.

Via | Dave Airlie

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