Smart City: l’amministrazione del futuro è un imperativo di SMAU 2012

Logo di SMAU 2012

SMAU 2012, la 49ª edizione della popolare fiera milanese dell’informatica, ha tre parole-chiave — quattro, se consideriamo che l’ultima è composta: tablet, startup e Smart City. La Pubblica Amministrazione (PA) ha sempre ottenuto un ampio spazio tra gli stand, ma quest’anno la presenza degli enti locali è dominante. Già dalla cerimonia d’inaugurazione le Regioni sono state protagoniste nell’organizzazione dell’evento. Ieri abbiamo visto i due tablet più interessanti, domani parleremo di startup e oggi incontriamo le Smart City.

Il termine in sé non significa molto, a prescindere dalla traduzione letterale dall’inglese: le Smart City sono delle città in cui la PA agisce prevalentemente sul web, attraverso i portali e le applicazioni per i dispositivi mobili, nell’interazione col cittadino. I workshop e le conferenze di SMAU 2012 sono soprattutto dedicate agli operatori del settore e, in un certo senso, tendono a complicare un concetto semplice. Quello che oggi è chiamato Smart City rappresenta giusto la digitalizzazione della PA che attendiamo da tempo.

L’aggettivo «smart» è applicato a qualunque livello: Stato, Regioni, Province e Comuni. Per il cittadino, la Smart City si traduce in uno snellimento della burocrazia che dovrebbe, al contempo, ridurre le spese della PA e migliorare la qualità dei servizi. Le soluzioni concrete sono diverse, a partire dall’impiego dei QR Code per interagire coi siti istituzionali. A SMAU 2012 s’è parlato pochissimo di Near Field Communication (NFC) e non è neppure stato citato nei sistemi di pagamento delle tasse che sono prossimi all’adozione.

È difficile assumere un atteggiamento distaccato e affrontare con obiettività il tema delle Smart City: giornalisticamente i contenuti proposti a SMAU 2012 equivalgono a dichiarazioni d’intenti da parte di chi opera a vario titolo nella e/o per la PA. Il dato indicativo è che nella digitalizzazione esistono degli esempi d’eccellenza, ma a livello globale l’Italia è indietro di anni e la sensazione è che siano “spacciate” per innovative delle risorse già obsolete. La Smart City è quella che all'estero chiamerebbero solo «città».

Lungi dal sottoscritto peccare d’esterofilia, ma – dovendo in qualche modo riassumere l’esperienza di SMAU 2012 – trovo piuttosto complesso proporre degli elementi di novità: crowdsourcing, posta elettronica certificata, tessere sanitarie e carte d’identità elettroniche non sono delle innovazioni. Se la PA si limitasse a digitalizzare i propri archivi e a rendere più efficienti le risorse esistenti, tutte le città italiane sarebbero delle Smart City. Ulteriori portali o applicazioni diventerebbero tutt’al più un valore aggiunto.

Qual è l’obiettivo della Smart City? In estrema sintesi, portare sul web gli Uffici di Relazione col Pubblico (URP) e automatizzare – grazie a smartphone e tablet – le operazioni burocratiche in digitale. Cambiano i supporti coi quali s’accede a internet, ma le proposte della PA sono le stesse da un decennio e ogni governo o amministrazione altera il lavoro dei predecessori a livello centrale o locale. Sono state presentate molte idee, affatto mediocri, però parlare di futuro nel contesto sociale del 2012 ha un che di ridicolo.

  • shares
  • Mail