La Stazione Spaziale Internazionale colpita da un detrito

Il problema della spazzatura nello spazio è molto serio. Cercare di ridimensionarne gli effetti è un dovere.

IN SPACE - JULY 2: In this handout provided by NASA from the the Earth-orbiting International Space Station, weather system Arthur travels up the east coast of the United States in the Atlantic Ocean near Florida on July 2, 2014 in space. The robotic arm of the Space Station Remote Manipulator System or Canadarm2 is seen at upper right. According to reports, Arthur has begun moving steadily northward at around 5 kt. and the tropical storm is expected to strike the North Carolina Outer Banks over the Fourth of July holiday.   (Photo by NOAA via Getty Images)

La Stazione Spaziale Internazionale (ISS), di cui ci siamo occupati nelle scorse ore per raccontare le note di un suo record, è stata colpita da un detrito, che ha prodotto una ferita di sette millimetri di diametro su una finestra osservativa della cupola.

Per fortuna si tratta di una piccola scalfitura, irrilevante sul fronte della pericolosità, ma basta a rendere meno pulito il quadro panoramico concesso agli astronauti, che usano questo oblò anche per tenere d'occhio il braccio robotico del modulo orbitante.

Il danno dovrebbe essere stato prodotto dalla spazzatura spaziale, più nello specifico da un frammento di metallo non più grande di pochi millesimi di millimetro. Alle velocità di azione che si registrano in quei contesti, gli effetti si moltiplicano: basti dire che un detrito di appena un centimetro di diametro può avere la stessa forza distruttrice di una bomba a mano.

Le finestre della cupola, per fronteggiare gli impatti, sono costituiti da quattro spessi pannelli nati da una miscela di vetro borosilicato. Questi garantiscono adeguata protezione, ma entro certi limiti. Nei casi più problematici gli uomini dell'ISS devono trovare altre soluzioni.

Via | Generation-nt.com

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