Intel celebra il 50° anniversario della Legge di Moore

In un articolo pubblicato nell'aprile del 1965, Gordon Moore ipotizzava che le prestazioni dei processori sarebbero migliorate a ritmo sostenuto. La cosiddetta legge di Moore accompagna l'evoluzione dell'industria dei computer da 50 anni.


Gordon-moore

Uno dei tratti che maggiormente hanno caratterizzato e continuano a caratterizzate la nostra epoca, l'era digitale e dei microprocessori, è la rapidissima evoluzione delle performance e della tecnologia impiegata nella costruzione dei computer nel corso degli anni.

Chiunque abbia un po' di familiarità o passione per l'argomento sa di cosa si parla quando si fa riferimento al postulato conosciuto come “Legge di Moore”. Nell'aprile del 1965, Gordon Moore, all'epoca alla guida del settore di ricerca e sviluppo di Fairchild Semiconductor e successivamente co-fondatore di Intel, ha pubblicato per la rivista Electronics il famoso articolo dal titolo “Cramming more components onto Integrated Circuits” (ammassare più componenti su un circuito integrato).

Il suddetto articolo, diventato una delle linee guida fondamentali per l'evoluzione dell'industria dei computer, celebra oggi il suo 50° anniversario. Moore ipotizzò inizialmente che il numero di componenti inserite in un circuito integrato sarebbe raddoppiato con cadenza annuale, rivedendo successivamente il concetto ed ampliando questo margine di evoluzione a ogni due anni.

L'osservazione espressa nell'articolo era certamente meno specifica di quanto non fu successivamente quando la Legge di Moore acquisì un tono “ufficiale”. Allo stesso modo è difficile stabilire quanto questo assunto sia effettivamente stato una previsione del futuro e quanto, invece, abbia guidato la corsa alla produzione dei processori, stabilendo un traguardo costante ed assumendo quindi le caratteristiche di una profezia che si auto-avvera.

Quel che conta è che una previsione sul futuro della tecnologia sia durata così a lungo da festeggiare i suoi 50 anni. Allo stato attuale, con l'arrivo del processo di produzione a 14 nanometri, resta poco tempo – forse due o tre generazioni di chip – prima che i produttori debbano rivolgere l'attenzione a nuove tecniche per mantenere il passo.

Via | Intel

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