Trovata molecola complessa nello spazio: amminoacidi nelle formazioni stellari?

Il team di ricercatori del Max Planck Institute for Radio Astronomy ha trovato una molecola complessa nella nube Sagittarius B2

molecola complessa spazio

Il team di ricercatori del Max Planck Institute for Radio Astronomy sembra aver trovato una molecola complessa nello spazio: una notizia alla quale non si può reagire con indifferenza, visto che si tratta di una molecola ramificata avvistata nelle regioni di formazione stellare e che fa pensare subito all'esistenza degli amminoacidi, l'unità strutturale primaria delle proteine. Questo stato di cose - sottolinea Arnaud Belloche del Max Planck Institute - non può che favorire gli studi sulla vita nello spazio, anche se è ancora presto per trarre conclusioni.

La molecola individuata si chiama isopropil cianuro (i-C3H7CN): è stata vista nella nube molecolare di Sagittarius B2, dove sono frequenti i fenomeni di formazione stellare; troviamo la sua immagine su Science, anche se è opportuna una precisazione: tale immagine non rappresenta proprio la molecola ma una sua rappresentazione spettrale; grazie all'Atacama Large Millimiter/submillimiter Array, infatti, è stato possibile individuare la luce emessa dalla molecola, e quindi la sua lunghezza d'onda, che è poi stata raffigurata in questo spettro.

Approfondisci: qual è la stella più grande dell'universo?

Si tratta di una molecola organica, e già questo è piuttosto interessante; ciò che lo è ancor di più, però, è la sua struttura: l'isopropil cianuro, infatti, non è un composto lineare - come tutti quelli che finora erano stati ritrovati nello spazio -, ma ha una struttura a rami. Come se non bastasse, gli scienziati ne hanno trovata in abbondanza in Sagittarius B2, e ciò testimonia il fatto che sarebbe piuttosto comune in quella regione di formazione interstellare.

Approfondisci: l'India arriva su Marte con Mom

Molto chiaro, Karl Menten sempre del Max Planck Institute for Radio Astronomy: gli amminoacidi sono presenti nei meteoriti e individuarli in una formazione interstellare non potrebbe che aggiungere un tassello importantissimo alla studio della vita nello spazio.

Via | Cornell Chronicle | Sciencemag.org

  • shares
  • Mail