Le teorie del complotto sullo sbarco lunare

L'uomo è stato davvero sulla Luna? Ecco le principali teorie del complotto sullo sbarco lunare

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Le teorie del complotto sullo sbarco lunare hanno sempre interessato i più appassionati di astronomia e (fanta)politica, e i recenti interventi di Nvidia a dimostrazione del fatto che è possibile scattare foto lucenti anche sulla Luna - perché la luce deriva non solo dalla fonte principale, ma anche da quelle che la riflettono - hanno riaperto la questione: l'uomo è stato davvero sulla Luna oppure è stata tutta un'invenzione degli USA? Oggi la comunità accademica non nega lo sbarco dell'uomo sulla Luna, ma non sono stati pochi coloro che, nel tempo, lo hanno messo in dubbio, formulando teorie complottiste, poi smentite da personalità del calibro dello scienziato James Longuski.

La prima formulazione della teoria complottista


La prima formulazione della teoria del complotto lunare è stata portata a conoscenza della comunità internazionale da Bill Kaysing in collaborazione con Rendy Reid nel libro Non siamo mai andati sulla luna. La motivazione di fondo della teoria stava nella tecnologia degli anni Sessanta: secondo Kaysing, infatti, i mezzi a disposizione degli Stati Uniti non erano sufficientemente potenti e all'avanguardia per permettere un allunaggio con equipaggio. A tutto questo, poi, dovete aggiungere che la NASA versava in condizioni economiche non proprio positive e che fingere l'allunaggio le avrebbe permesso di avere vantaggi di natura economica.

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E non è finita qui: Kaysing ha pure ipotizzato che i filmati delle missioni lunari fossero stati girati da Stanley Kubrick, che certo non ha bisogno di presentazioni: i più lo ricorderanno proprio per gli effetti speciali del suo film 2001: Odissea nello spazio, risalente al 1968. Kubrick avrebbe accettato di mentire per evitare che il coinvolgimento del fratello Raul col Partito Comunista venisse svelato: peccato che Kubrick non abbia mai avuto un fratello, bensì soltanto una sorella.

La Guerra Fredda e lo sbarco sulla Luna come sfida


Un'altra teoria del complotto lunare ha matrice politica: durante la Guerra Fredda, l'URSS era riuscita a inviare in orbita il primo satellite artificiale e a fotografare una delle due facce della Luna, portando l'uomo nello spazio. A quel punto, agli americani non restava che dire di essere proprio stati sul satellite terrestre per vincere questa sorta di corsa a chi faceva meglio. Ma si tratta soltanto di una delle decine di ipotesi che vedono nella conquista della Luna soltanto un falso.

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L'allunaggio, infatti, potrebbe essere stato inscenato anche per distogliere l'attenzione dell'opinione pubblica americana dalla guerra del Vietnam e, ovviamente, per non perdere budget economici di una certa consistenza: le missioni Apollo venivano finanziate con miliardi e miliardi di dollari, e arrivare sulla Luna non poteva che far capire agli americani che i finanziamenti non fossero andati a vuoto.

Le altre teorie del complotto lunare


Tra le teorie del complotto lunare rientrano anche quelle di coloro che credono nello sbarco sulla Luna ma non nei termini raccontati dagli USA: secondo una versione, infatti, la prima missione lunare andata a buon fine non sarebbe stata la Apollo 11, bensì la 14 o la 15. Gli USA, insomma, avrebbero cambiato le carte in tavola, sempre per non infastidire l'opinione pubblica mondiale e non perdere credibilità.

Sarebbe stato più facile atterrare sulla Luna...


Inscenare un complotto del genere

, diciamolo, sarebbe stato a dir poco pazzesco: sono state coinvolte 400mila persone circa per oltre dieci anni e una decina di uomini, per di più, hanno raccontato le loro esperienze sulla Luna. Era davvero possibile corrompere tutta questa gente senza che alcun segreto venisse fuori? Se lo chiede James Longuski, docente alla Purdue University, che ha fatto una considerazione che ci sentiamo di condividere: sarebbe stato più semplice atterrare sulla Luna che non inscenare un complotto di proporzioni enormi. A tutto questo, poi, dovete aggiungere che, se la NASA non fosse mai arrivata sulla Luna e quindi avesse dovuto nascondere qualcosa, non avrebbe mai fornito così tanto materiale alla stampa (tra l'altro, l'incidente della missione Apollo 13 avrebbe potuto essere benissimo un pretesto per fermare tutto senza scandalizzare gli americani e gli occhi del mondo intero).

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Le risposte degli anticomplottisti: Calder e Johnson


Vince Calder e Andrew Johnson

hanno esaminato la teoria del complotto lunare, fornendo una risposta a tutti i dubbi degli scienziati: tutto è stato pubblicato sul sito web dell'Argonne National Laboratory ed è facilmente consultabile da chiunque.

L'intervento di Nvidia contro i complottisti


render e originale

Alla luce di quanto detto, risultano essere parecchio interessanti le ultime osservazioni di Nvidia, che ha pubblicizzato le sue nuove schede grafiche GeForce cercando di riprodurre le foto dello sbarco sulla Luna. Una delle tesi dei lunacomplottisi, infatti, è che gli astronauti sono troppo illuminati per essere sulla Luna, ed è proprio sulla base di queste che le foto che circolano - per esempio quella che vedete qui sopra con Buzz Aldrin appena arrivato sulla Luna - sarebbero false.

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Com'è possibile che Aldrin, pur essendo in un cono d'ombra, sia così illuminato? Nvidia ha spiegato che non vi è nulla di strano, non solo per via della già citata riflettività della superficie lunare ma anche per via della diffusione atmosferica della luce. La pubblicizzazione delle sue schede grafiche arriva proprio adesso: usando la loro potenza di calcolo, infatti, la società è riuscita a riprodurre il momento dello sbarco, con un po' di luce in meno (ma questo dipende dal fatto che anche il fotografo sulla Luna faceva luce con la sua tuta: e un fotografo non c'era, ovviamente, in sede di ricostruzione meccanica dell'immagine).

I complottisti, insomma, sarebbero stati ennesimamente sbugiardati: quale sarà la prossima teoria contro lo sbarco sulla Luna degli USA?

Via | Non siamo mai andati sulla Luna | L'Espresso | Cnet

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