L'"immagine del Big Bang" potrebbe essere "solo" polvere intergalattica

Il team di John Kovac pensava di aver risolto il mistero del Big Bang, o almeno dei primi istanti del nostro universo - purtroppo le misurazioni che avevano generato il loro entusiasmo potrebbero essere un falso risultato.

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Il Big Bang è un argomento che notoriamente fa discutere gli scienziati, anche perché sono dozzine e dozzine le menti illustri che stanno lavorando ormai da generazioni a questo mistero letteralmente vecchio quanto l’universo.

Questo aprile aveva fatto giustamente scalpore l’osservazione da parte del sensibilissimo telescopio BICEP2 di uno schema di linee ondulate , che era stato interpretato da un gruppo di scienziati come una traccia del processo di espansione esplosiva dell’universo nei primi milionesimi di secondo della sua esistenza. La trama disegnata nel passato remoto dello spazio intergalattico era compatibile con quello “stampato” dalla “polarizzazione B-mode”, una ipotesi che avrebbe confermato l’accuratezza della teoria dell’inflazione, che postula che l’universo si sia espanso con una fase iniziale estremamente rapida.

Purtroppo per la teoria dell’espansione inflazionistica, i dati raccolti dal BICEP2 sono oggi stati contestati. Secondo la risposta di un team di astronomi che ha sfruttato il satellite Planck dell’ESA, le forme fotografate dal BICEP2 potrebbero essere in una percentuale del 100% il risultato di polvere cosmica, silicio o carbonio magnetizzati dai campi magnetici delle stelle morenti che li hanno vomitati nel vuoto. In poche parole, quegli schemi invece di onde gravitazionali sarebbero solo granelli di materia solida, una contaminazione che non è stata presa debitamente in considerazione dal team di John Kovac, che ha analizzato i dati di BICEP2 e ha annunciato in una conferenza stampa in marzo che il risultato aveva gettato una nuova luce sul Big Bang e sulla formazione del nostro universo.

Purtroppo la fisica che studia i momenti iniziali della realtà è in lotta costante con le difficoltà che derivano dall’analisi di qualcosa che è successo miliardi di anni fa, le cui tracce sono sorprendentemente elusive.

Via | Quanta Magazine

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