Pile: 3 modi per risparmiare riducendo gli sprechi

La crisi economica e una maggiore coscienza ambientale ci stanno spingendo verso un uso diverso delle pile, per evitare sprechi energetici.

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Gestire in modo intelligente l’energia è un preciso dovere etico, oltre che un bisogno economico, di cui possiamo fare tesoro in tempo di crisi, anche quando si tratta di gestire al meglio delle “semplici” pile. Uno stile corretto ci può fare risparmiare, riducendo gli sperperi con semplici comportamenti quotidiani, utili alle nostre tasche e a un migliore rapporto con la natura.

I dati ci dicono che si possono ottenere risultati importanti, partendo da un quadro non proprio idilliaco, come quello dipinto da ERP (European Recycling Platform), che ci offre queste cifre:

Ogni anno sono introdotte in Italia 450.000.000 pile, pari a 18.500 tonnellate di prodotto, ovvero 8 pile per italiano. Di queste, solo il 25% sono raccolte (e quindi riciclate) correttamente: 110 milioni di pezzi, pari a 4.300 tonnellate, 2 per abitante. Le pile vengono buttate quando al loro interno hanno ancora disponibile il 41% della loro energia iniziale.

Buttare le pile quando la carica residua è prossima alla metà non è molto fruttuoso per le nostre tasche e per l’ambiente. Vediamo allora come si può risparmiare, prolungandone la vita, prima del loro corretto smaltimento.

1- Spremerle fino in fondo

Quando le pile non ci sembrano più adatte ad alimentare dispositivi molto esigenti, possono ancora prestare la loro utilità su apparecchi meno voraci sul fronte energetico.

Viene naturale pensare a radio, sveglie, orologi, telecomandi e altre robe del genere, che funzionano bene anche con un serbatoio di carica non proprio al massimo del vigore. Così facendo, si può dare una seconda vita alle pile, risparmiando alcuni euro, che nell’economia domestica possono tornare utili.

2- Controllare la carica

durComodo risulta controllare se le pile siano davvero scariche e in che misura. A tal proposito si può acquistare un misuratore di carica, per monitorarne il reale stato.

Questi strumenti sono disponibili con pochi soldi in qualsiasi supermercato. La spesa viene presto recuperata: i primi controlli sono sufficienti a farci capire come siamo precipitosi nel disfarci delle nostre batterie, non solo perché spesso sono meno scariche del previsto, ma anche perché qualche volta confondiamo quelle usate con quelle ancora vergini già scartate dalla confezione. In alcune pile i dispositivi di controllo della carica sono incorporati, come sulla Duracell Ultra Power, che dispone della speciale tecnologia integrata Powercheck: questa permette di vedere immediatamente sul corpo della pila Duracell quanta energia è rimasta disponibile al suo interno, così da poterla “spremere” per utilizzare tutta la potenza residua.

Ciò avviene in modo molto semplice: basta premere i cerchi bianchi su ciascun lato della batteria e il misuratore indica la quantità di energia rimanente, grazie al tester con proiezione luminosa sulla scala di carica.

3- Comprare delle batterie ricaricabili

L’alternativa può essere l’acquisto delle pile ricaricabili, più costose all'inizio, ma con una lunga scia di cicli all'orizzonte. Possono essere riutilizzate anche centinaia di volte, dopo averle rifornite con la presa elettrica o con mini-pannelli solari, per sentirsi ancora più a posto con l’ambiente.

A monte di tutto, per risparmiare, si può fare un uso più accorto dei dispositivi tecnologici, che porti a un loro impiego ottimale, evitando di dissipare energia quando non serve. Anche questo aiuta nella missione, mettendo più a posto con la coscienza e con il portafogli.

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