Michael Jackson ai Billboard Music Awards 2014 come ologramma, ecco come hanno fatto

Viene chiamato nel gergo dello spettacolo "Pepper's Ghost", ma il principio è stato descritto per la prima volta da un matematico napoletano nel 16° secolo.

"Il fantasma di Pepper" e l'ologramma di Michael Jackson

Durante i Billboard Music Awards di questa notta è comparso un “fantasma”, quello di Michael Jackson, che si è abbandonato a una performance di Slave to the Rythm, tratta dal suo album postumo Xscape.

Vedi il video della performance olografica di Michael Jackson su Soundsblog!

Tridimensionale, piuttosto credibile ed abbastanza impressionante, Jackson è comparso su un trono dorato, ha fatto il suo Moonwalk, si è fatto circondare da effetti pirotecnici e da soldati cyberpunk. La performance, a modo suo, è stata originale, nel senso che il vero Michael Jackson non ha mai ballato questo brano, e siamo certi che se l’avesse visto avrebbe approvato. Ma come è stato possibile?

Pepper’s Ghost


La tecnologia non è proprio un “ologramma” super scientifico uscito fuori da Star Wars, ma si tratta di un trucco di luci e riflessi che è in giro da molto, moltissimo tempo, addirittura dal 16° secolo.

Il primo a descrivere un metodo per “vedere in una camera degli oggetti che non ci sono” è stato Giovanni Battista della Porta, uno scienziato napoletano che ha pubblicato alcuni dettagli su questo gioco di illusionismo nel suo Magia Naturalis del 1584. Della Porta era uno scienziato ma non un ricercatore, e possiamo essere abbastanza certi che non fu l’inventore del gioco, come non lo fu del suo altro primato scientifico: la descrizione della “camera oscura” dotata di lente convessa.

L’ologramma di Michael Jackson è stato ottenuto quindi grazie a un gioco di specchi conosciuto come “Pepper’s Ghost” o “Fantasma di Pepper”, in onore dell’uomo che l’ha reso popolare, il professor John Pepper del Royal Polytechnic Institute di Londra.

Come funziona il trucco


Il Fantasma di Pepper è usato in centinaia di “case infestate” da luna park, consente di far comparire e sparire oggetti e persone, di renderli traslucidi o di trasformarli da una cosa all’altra, tutto questo grazie a una stanza e a una lastra di vetro o plexiglass posta tra lo spettatore e la stanza stessa, orientato in modo da riflettere una seconda stanza nascosta oltre il raggio visivo.

Il pubblico deve poter vedere la stanza principale (in questo caso il palcoscenico), ma invece non può vedere la “stanza nascosta”, in cui si trovano gli oggetti o le persone che poi compariranno come illusioni ottiche nella stanza principale riflettendosi sul vetro o plexiglass.

La grafica computerizzata e la cattura dei movimenti dai vecchi video di Michael Jackson hanno completato il trucco: la versione virtuale del Moonwalker è stata creata con incredibile bravura, e a giudicare dai filmati possiamo definirla piuttosto realistica. Questa è alta tecnologia, certo - la proiezione dell’ologramma, invece, è un’arte vecchia di secoli.

Chi ha avuto la possibilità di vedere il “fantasma” di Jackson dal vivo ha espresso sui social media pareri piuttosto contrastanti. Per alcuni sembrava una statua di cera, per altri invece l’illusione era perfetta. È ormai piuttosto evidente che per uscire dalla cosiddetta Uncanny Valley delle tecnologie occorre una buona dose di autoconvincimento.

Prima di Michael Jackson anche Tupac Shakur è stato trasformato in ologramma

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