Sochi 2014, le tecnologie anti-terroristiche usate per proteggere le Olimpiadi Invernali

Gli USA offrono alla Russia della nuova tecnologia per snidare le bombe improvvisate. Ma quali tecnologie simili sono oggi disponibili?

Teoricamente non ci dovrebbe essere una sola cosa al mondo più pulita e incontaminata di una distesa di neve, più corroborante e nobile dello sforzo degli atleti in condizioni ostili - Ma il fatto è che i milioni di visitatori, atleti, giornalisti e rappresentanti politici che visiteranno Sochi in occasione dei Giochi Invernali entreranno in una vera zona di guerra.

Nella migliore delle ipotesi, quella verso la quale è teso tutto l’impegno delle autorità russe (e dei loro colleghi internazionali) non sarà sparato un colpo e gli incidenti saranno ridotti al minimo o del tutto assenti.

Ma se si vuole che davvero tutto vada per il meglio in un paese la cui attuale politica è - per usare un eufemismo - fortemente contestata da diversi gruppi, in cui i conflitti etnici e religiosi sono una ferita aperta, allora sarà necessario usare delle misure di sicurezza di ferro e l’aiuto della migliore tecnologia disponibile.

L’America offre aiuto (e fa piani indipendenti


Gli Stati Uniti hanno offerto aiuti militari e civili, sotto forma di navi da guerra nel Mar Nero e agenti dell’FBI a Sochi per coadiuvare gi sforzi russi.

Ma siccome qui abbiamo a che fare con la minaccia più temuta tanto dagli USA che dalla Russia, gli estremisti islamici, il pericolo maggiore sono gli attentati suicidi, capaci di seminare la distruzione con bombe talvolta costruite in modo artigianale.

Per questa ragione pare che gli USA siano disposti a fornire ai Russi la propria tecnologia anti-bomba, dispositivi capaci di annusare i miscugli chimici pericolosi usati in Iraq e Afghanistan.

Gli ordigni fatti in casa, chiamati IED (improvised explosive device) sono molto noti agli americani, che sono stati costretti a modificare tutti i propri mezzi di trasporto in zone di guerra, blindandoli contro le esplosioni improvvise.

Che tecnologie esistono per rilevare le bombe?

Al momento i cani sono ancora considerati la tecnologia più efficace per contrastare il pericolo delle IED e degli altri ordigni più o meno convenzionali.

Esistono però da qualche anno gli “sniffer”, degli aggeggi che (a seconda della forma) ricordano un po’ le macchine per rilevare il codice a barre o gli aspirapolvere super compatti. In cima a questo articolo vedete una pubblicità "corporate" di un simile apparecchio. Sono stati già impiegati nelle Olimpiadi di Pechino e Londra. Alcuni esemplari, però, stanno diventando ancora più piccoli, poco più grandi di uno smartphone. Questi apparecchi sono letteralmente degli spettrometri tascabili, che analizzano le polveri per rilevale le bombe, e sono una tecnologia che sta diventando comune negli aeroporti, e sarà sicuramente molto usata sul campo a Sochi. Ci sono anche delle macchine per la gascromatografia, ma sono più rare e molto più ingombranti.

Alta tecnologia americana


Possiamo solo ipotizzare quali siano le nuove contromisure escogitate dagli USA, ma sappiamo per certo che il Dipartimento della Difesa sta finanziando da decine d’anni, ma senza poter dire di aver trovato l’uovo di Colombo.

Sappiamo di uno studio dell’Università dello Utah su alcune nanofibre assemblate in una fitta rete capaci di catturare sottili tracce delle sostanze chimiche degli esplosivi. Le nanofibre, sviluppate da uno studioso chiamato Ling Zang, conducono luce e elettricità. Intrappolare le particelle di vari tipi di esplosivo riducono la sua capacità di emettere luce, rivelando allo stesso tempo il tipo di sostanza individuata in base all’intensità luminosa.

Detto in parole povere, al contrario della spada di Frodo Baggins, i nuovi sensori per bombe smetterebbero di brillare in presenza della loro “preda”.

La prima volta che abbiamo letto di questa ricerca era il “lontano” 2010. Altre università hanno seguito lo stesso percorso dei tester fluorescenti, come ad esempio la Cornell University. Se tutto è andato bene nel frattempo potrebbero essere stata approvata per l’uso sul campo - e potrebbe essere proprio la tecnologia senza nome offerta dagli Stati Uniti alla Russia.

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