Robot picchiano persone: infranta la prima legge robotica di Asimov?

Lo scenario è apocalittico: un robot, in un laboratorio della University of Ljubljana, colpisce ripetutamente il braccio di una persona; infligge 18 colpi, sempre più forti. E' la rivoluzione: le macchine hanno infranto la prima legge robotica di Asimov.

Potrebbe essere l'inizio di una storia fantascientifica, ma si tratta della prova pratica di uno studio reale, condotto da Borut Povše, ricercatore presso il laboratorio di ingegneria biomedica e robotica dell'Università di Lubiana.

Povše sostiene che l'esperimento abbia ottime intenzioni e serva non per infrangere, bensì per rendere vera la prima legge di Asimov: in sostanza nel suo laboratorio, un piccolo robot della Epson utilizzato normalmente per i sistemi di assemblaggio industriali, ha colpito con diverse intensità il braccio di ragazzi volontari, che hanno poi riferito circa il dolore eventualmente avvertito.

Stabilire l'intensità e i limiti entro i quali un robot non dovrà mai spingersi con un essere umano, è importante per la futura interazione fra uomo e macchina: è questo l'obiettivo della ricerca, presentata questa settimana alla conferenza Systems, Man and Cybernetics a Istanbul.

Per fortuna finora il grado di dolore avvertito dai volontari non ha mai superato l'intensità indicata come "moderata" (che sicuramente non è "orribile" o "insopportabile"); ma se da una parte Sami Haddadin del DLR, il centro aerospaziale tedesco, sostiene l'importanza fondamentale di un esperimento simile, essenziale per stabilire i limiti dei robot che lavorano a stretto contatto con le macchine, dall'altra Michael Liebschner, specialista di biomeccanica del Baylor College of Medicine di Houston, solleva una questione basilare: nel momento in cui un robot, interagendo con una persona, la colpisce, non è l'intensità del colpo a preoccupare, ma piuttosto il perchè il robot sia arrivato a tanto. Offesa e litigi rappresentano qualcosa che va oltre la concezione di macchina e che sfiora aspetti caratteriali umani (anche se non proprio intellettivi, quanto più che altro istintuali...e forse questo fa ancora più paura...).

E torniamo quindi sempre alla solita questione: quali scenari apocalittici si aprono davanti a noi se le premesse sono queste? Mi spiego: se gli studiosi si preoccupano di limitare i danni dell'interazione uomo-macchina, come se quest'ultima fosse guidata da un suo proprio intento, significa che molto presto i robot saranno davvero in grado di competere con caratteristiche prettamente ed esclusivamente umane?!?

[Via NewScientist]

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