Un computer batte per la prima volta una giocatrice professionista di Shogi

Un computer ha battuto una giocatrice professionista di Shogi, quel gioco di strategia da tavolo nato in Giappone e conosciuto qui da noi come "scacchi giapponesi". Detta così sembra una inutile banalità (soprattutto se penso a quante volte il computer ha battuto me anche a giochi molto più stupidi); in realtà si tratta di una situazione dalle implicazioni sociali e umane piuttosto importanti, forse anche sproporzionate rispetto al problema. Non per il Giappone comunque.

Intanto si tratta della prima volta che una macchina batte un giocatore professionista nel gioco dello Shogi: fino a questo momento ha sempre vinto l'ingegno umano quindi? La risposta non è proprio un sì assoluto, perchè si possono fare statistiche soltanto laddove ci siano dati da raccogliere e in questo caso non ce ne sono a sufficienza.

La giocatrice battuta durante la partita organizzata all'Università di Tokyo, si chiama Ichiyo Shimizu ed è la detentrice del titolo Osho per le donne, una campionessa in carica in poche parole. Il computer, denominato Akara 2010, ha battuto Ichiyo in 86 mosse, grazie alla combinazione di quattro software dedicati alla risoluzione del gioco, Gekisashi, GPS Shogi, YSS e Bonanza. La campionessa ha detto comunque di essere fiera per aver ottenuto il rispetto di coloro che hanno sviluppato i programmi. Ma ha detto anche un'altra cosa interessante: "mi è sembrato di giocare con un essere umano". Non conosco il gioco dello Shogi per poter dire in quale modo si manifesti l'intelletto umano, diversamente da quello puramente logico e attribuibile esclusivamente a una macchina, ma se una campionessa di questo particolare gioco ha affermato una cosa simile, significa che nel suo avversario ha intravisto una scintilla, qualcosa che è andato al di là della semplice intelligenza razionale e meccanica.

In ogni caso le implicazioni di un tale evento, alla luce della frase pronunciata da Ichiyo Shimizu, sono ancora più sorprendenti: nel 2005 infatti la Japan Shogi Association vietò tassativamente gli scontri di Shogi tra umani e computer, se non autorizzati; da allora ne sono stati giocati davvero pochi, in cui sono risultati vincitori sempre gli uomini. Sarebbe curioso capire il motivo di un divieto tanto duro: forse la paura di essere battuti? Ma allora viene da chiedersi perchè a qualcuno è permesso sviluppare programmi in grado di giocare a Shogi o a qualunque altro gioco che implichi una sorta di intelligenza "umana"? Di cosa hanno avuto paura esattamente i giapponesi quando hanno vietato questo tipo di competizioni?!?

La risposta potrebbe essere inquietante: le macchine che eguagliano e superano l'intelletto umano sono cosa fin troppo ritrita nell'immaginario collettivo. Davvero la rivoluzione tanto ipotizzata e temuta, potrebbe partire dalla vittoria di una partita di Shogi?!? Quesiti che rimarranno insoluti. Forse.

[Via Mdn]

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