Nonostante gli scenari futuristici di Io Robot siano ancora lontani dall’essere veri, i progressi nella robotica ci sono e si fanno vedere. Nel video in apertura troviamo una mano robot piena di tecnologia.
Grazie a sensori a alta velocità e sensori tattili, la mano può eseguire una serie di azioni come lanciare un oggetto e riafferrarlo, annodare una corda sottile o utilizzare un paio di pinzette per prendere un oggetto piccolo e metterlo in un contenitore.
Di tutte queste semplici azioni impressiona la velocità e la precisione nell’esecuzione. Finalmente qualcosa che si svincola da concetto di robot lento che si muove a scatti e un passo avanti verso la realizzazione di esemplari sempre più umanoidi.

Ruth Schulz, ricercatore della School of Information Technology and Electrical Engineering, da anni lavora sui robot per ottenerne una versione parlante in grado di imparare l’uno dall’altro. Al posto di fornire ai robot un linguaggio primitivo già pronto, come un linguaggio di programmazione o un set di parole base con significato predeterminato, la ricercatrice ha fatto in modo che creassero delle parole proprie per descrivere le situazioni in cui si trovano. Pian piano i robot sviluppano un linguaggio che comprendono tra loro, ma che a noi profani sembra privo di senso.
I robot in questione si chiamano Lingodroids e hanno la capacità di creare legami comunicativi con altri robot della stessa specie. Hanno il compito di creare una mappa di parole costruite intorno agli spostamenti sulle tre ruote, sfruttando una telecamera, un sonar e capacità audio (in entrata ed uscita). Ogni volta che un Lingodroid si trova in una nuova area, ne crea la mappa utilizzando lo SLAM (Simultaneous Localisation and Mapping): mette in memoria quanto osserva utilizzando una griglia, un punto di interesse e una combinazione topologica unica.
Una volta che l’area viene identificata con lo SLAM, il robot decide una parola che la rappresenti utilizzando una lista di sillabe in memoria. La parola viene poi trasmessa agli altri robot che la utilizzeranno per identificare la zona. Al momento l’esperimento si basa su una comunicazione veramente semplice, ma che evolverà in una mappa di parole chiave più complessa.
[Via Geek]
Beatrice Robot a Stazione Futuro (esperienza Italia 150) from Arneis on Vimeo.
Gli italiani conoscono la Beatrice di Dante ma, quella di oggi, è un robot-hostess del futuro, pensato per fare da guida in musei, durante eventi o nei centri commerciali.
Il robot Beatrice è un donnone alto un metro e ottanta e di 150 Kg a proprio agio nel muoversi anche in spazi affollati grazie a un sistema di sensori che la guida. Configurato per avere una voce umana (sa anche cantare!), questo robot è in grado di parlare 30 lingue ed è stato creato da Arneis, società torinese.
I visitatori possono interagire con Beatrice sia grazie un pannello in grado di mostrare video, indicazioni e foto, sia tramite la voce. I sensori laser evitano di travolgere le persone e il software di sintesi vocale (creato dalla società Loquendo del gruppo Telecom) sembra funzionare bene come possiamo vedere nel video in apertura.
Davver un bel risultato che porta l’Italia all’avanguardia in questo settore anche se, specie in Giappone, ci sono alcuni risultati di robot umanoidi indistinguibili dalla controparte reale!
Abbiamo visto che l’integrazione tra smartphone e auto è sempre maggiore. Senza contare le campagne di marketing che offrono in regalo il cellulare con l’acquisto di un’auto e per rimanere in campo BMW citiamo la connettività dei prodotti Apple e la notizia su MeeGo.
Oggi superiamo il confine con una BMW guidata tramite uno smartphone, in particolare un Nokia C7. Altro che realtà aumentata, qui si tratta di realtà pilotata che funziona a tutti gli effetti. I riscontri pratici non sono molti ma per i due creatori del progetto è stata sicuramente una soddisfazione.
Io però ci avrei raggiunto una webcam che mi mostrava la soggettiva dall’automobile così da poter pilotare anche senza guardare l’auto da fuori!
Ultimamente parliamo spesso di robotica e dei suoi passi avanti, sia nella risoluzione dei problemi quotidiani, sia in campo medico/scientifico/biomedico, che come semplice campo di sviluppo per la fantasia di hacker e appassionati. Abbiamo iniziato ad utilizzare i robot come “aiutanti” dell’essere umano, sfruttandoli come rimpiazzo per le attività pesanti, ripetitive, di precisione, tanto che si sono pian piano insidiati nelle nostre vite fino a diventare normalità
SingularityHub propone un interessante excursus della presenza dei robot nella pubblicità: la robotica nella vita quotidiana del consumatore sembra diventare sempre più simpatica, alla mano, affascinante, convincente quando si parla di acquisti. In apertura una pubblicità della Logitech il cui robot vive una giornataccia orribile, poi uno spot Intel utilizzato durante l’ultimo Super Bowl, ma anche pubblicità di lotterie, di energy dring e infine una pubblicità del 1981 tutte dopo il salto.
Il progetto DARPA, nato dalla collaborazione della Cornell University e della University of Chicago, sta portando i primi frutti. L’obiettivo è costruire l’iRobot, il robot completamente indipendente con possibilità di interagire senza ostacoli con l’ambiente circostante. Il primo passo è stato la costruzione delle mani.
Tramite due palline, infatti, il robot potrà afferrare qualsiasi oggetto senza romperlo. La sua precisione è molto elevata, in modo da afferrare un uovo senza romperlo e nello stesso tempo alzare una barra di metallo di 65 KG 650 grammi senza farla scivolare. La mano robotica può anche utilizzare gli oggetti, come una penna o un bicchiere d’acqua.
Ma cosa c’è nella pallina robotica? Nanotecnologie o fibre di superconduttori? Niente di questo: semplici granuli di caffè. In pratica la mano si appoggia sull’oggetto aderendo alla superficie. Nel braccio viene aspirata tutta l’aria in modo da creare l’effetto di vuoto. Il risultato è una mano solida.
[via switched]
Cyber Motion rappresenta la perfetta integrazione tra robotica, videogioco e simulazione di alto livello. I ricercatori del Max Planck Institute for Biological Cybernetics hanno creato un simulatore che sfrutta un enorme braccio robotico industrale per fornire un’esperienza di guida davvero reale.
Il braccio robotico consente di guidare una macchina di Formula 1 provando tutte le reali sensazioni dei piloti: forze incredibilmente potenti che agiscono sul guidatore, sensazione di nausea a certe velocità e via dicendo. Il sistema è stato creato da Paolo Robuffo Giordana e dal suo team, sfruttando un sistema di feedback a circuito chiuso che, collegato ai controlli della macchina virtuale, muove il braccio robotico per simulare tutte le forze coinvolte.
Lo stesso braccio robotico è stato utilizzato anche per simulatori di volo, ma nel video lo vedete alle prese con la Formula 1. Fondamentalmente il braccio robotico non è nulla di innovativo, se non una versione modificata del Robocoaster presente in vari parchi divertimento in tutto il mondo. La reale innovazione è il sistema di feedback collegati, la traduzione comando-azione che tende l’esperienza davvero paragonabile al reale.

La crisi economica, verificatasi negli ultimi anni a livello globale, ha colpito in particolar modo gli Stati Uniti. Varie analisi hanno cercato di attribuire la colpa della recessione: immigrazione, sistemi bancari, mutui e via dicendo. Un nuovo studio condotto dagli economisti e riportato dal MIT incolpa i robot di aver rubato il lavoro agli americani.
Questa la conclusione degli economisti, che hanno studiato statistiche sulla situazione e sulla crescente polarizzazione del lavoro, osservando una crescente disparità di retribuzione tra i lavori a bassa e ad alta qualificazione. Una serie di studi condotti tra la primavera e l’estate hanno sollevato ora interessanti considerazioni e domande, in previsione dell’Election Day.
L’industria manifatturiera è ancora molto forte negli Stati Uniti, ma impiega principalmente robot rispetto ad esseri umani. L’automazione robotica sembra essere il futuro della manifattura, medicina, biomedica ed altri campi: il rischio è che la popolazione americana di cultura medio-bassa rimanga completamente esclusa da questo tipo di mercato.
David Autor, uno degli economisti del MIT, ha dimostrato in uno studio che certe occupazioni con task ripetitive sono molto più vulnerabili per i lavoratori, che vengono più facilmente sostituiti dai robot. Non è certo una scoperta eclatante: da tempo le procedure ripetitive e di estrema precisione vengono affidate alle macchine.
Il magazine Good rincara la dose:
La classe media sta scomparendo in grande parte perchè la tecnologia ne rende le capacità obsolete.
Lo studio di Autor, condotto in collaborazione con David Dorn del Center for Monetary and Financial Studies di Madrid, ha classificato le operazioni come di routine o non di routine e ha creato una graduatoria delle occupazioni che richiedono questo tipo di operazioni. L’Economist spiega che i segretari, gli addetti allo sportello delle banche e altri generi di impiegati svolgono un lavoro altamente legato alla routine, quindi sono più vulnerabili alla sostituzione da parte dei robot e dell’automazione. Il lavoro negli Stati Uniti quindi si polarizza in un’area dedicata alla specializzazione estrema, con grandi profitti economici.
Ovvero: piove sempre sul bagnato.
Anche ricercatori Europei hanno verificato questo tipo di polarizzazione a seguito dell’adozione massiccia di sistemi IT. I robot sostituiscono l’uomo nella catena di produzione, ma abbiamo visto come presto potrebbero essere in grado di compiere azioni quotidiane più complesse, prendersi cura della casa o dei malati, andando magari man mano a sostituire infermieri, addetti alle pulizie… In realtà, attualmente siamo ancora molto lontani dal panorama cinematografico di “Io Robot”. In più, anche i robot necessitano di essere pensati ed assemblati, compito che al momento spetta ancora all’uomo.
La penetrazione della robotica nella quotidianità è inevitabile e irreversibile.
[Via Gizmodo]

Se un giorno partirà una grande rivoluzione robotica, questa partirà sicuramente dal Giappone. L’industria giapponese, oltre a voler ricavare denaro dal questo settore, ha suo vantaggio la grande passione per i robot. Così non fa molto scalpore vedere il robot prete.
i-Fairy è un robot donna per l’esattezza, ma per il culto giapponese non è un problema. Ha celebrato il matrimonio di Satoko Inoue e Tomohiro Shibata lo scorso lunedì. In Italia ovviamente non sarebbe possibile, penso andrebbe in corto circuito con l’acqua santa. Segue un video dopo il salto.
Campus Party è l’evento più grosso al mondo per i patiti di Inetrnet e tecnologia: da oggi a Madrid si svolge una delle due edizioni europee, con molta attenzione dedicata alla scienza e in particolare alla robotica. Stamattina ho girato col cellulare due scorci di alcuni dei robot che erano già in attività. Il primo è simpatico, programmato per mimare il padrone.
Quello qui sotto invece si chiama iCub ed è un progetto tutto italiano bastao su licenza GPL e quindi open source (il progetto è Robotcub). Lo vedete fare una routine semplice, senza che arrivi ad afferrare la palla. Vedete come segue con lo sguardo la pallina e muove le mani per afferrarla.