Se anche voi come i ricercatori del Carnegie Mellon University’s Human-Computer Interaction Institute pensate che i touchscreen di adesso, specialmente quelli montati su dispositivi di piccole dimensioni come gli smartphone, siano interessanti ma anche un po’ limitanti, allora questo progetto potrebbe interessarvi.
Basato sul fatto che su schermi piccoli l’utilizzo dei polpastrelli (negli schermi capacitivi o delle unghie in quelli resistivi) come veicolo di input per touchscreen è limitato dal poco spazio a disposizione e che quindi le funzionalità legate al touch rimangono conseguentemente altrettanto limitate, il progetto TapSense cerca di trovare una nuova via, che allarghi gli orizzonti e le possibilità effettivamente ampie della tecnologia touchscreen.
TapSense permette infatti di interagire con una superficie touch utilizzando diverse parti del corpo oppure diversi stilo, dando la possibilità al dispositivo di riconoscere di che oggetto o di che parte umana si tratta e quindi di agire di conseguenza: le potenzialità insite in un sistema del genere sono numerosissime, non ultima la possibilità di configurare e personalizzare le funzionalità e l’interazione con il dispositivo, assegnando a ogni parte del corpo o a ogni stilo riconosciuto dallo smartphone, appunto un compito differente, e aumentandone così l’usabilità.
Nel video di TapSense, che rimane per ora un prototipo e che utilizza un microfono esterno per riconoscere le differenti pressioni, possiamo vedere all’opera non solo polpastrelli, ma anche unghie, nocche, diversi pennini; lo scenario che si spalanca davanti a tali possibilità è allettante, ma rimangono da superare sicuramente due problemi: il primo riguarda l’utilizzo del microfono esterno, sicuramente non comodo; il secondo è la velocità di risposta, che come si può notare dal video, non è molto elevata. Chi pensa, tuttavia, che questa possa essere la strada del futuro per il touchscreen??
Via | Gizmag
Avete presente quei concept di telefoni trasparenti? Al momento sono solo frutto dell’immaginazione dei designer, ma la tecnologia si sta dirigendo verso quella direzione, anche se sembra incredibile. In fondo, se ci pensiamo bene, anche le videochiamate in passato sembravano incredibili.
Il passo verso i dispositivi trasparenti è stato compiuto presso l’università di Stanford dove l’ingegnere Yi Cui ha realizzato il proprio prototipo di batteria al litio trasparente. Grazie all’uso combinato di un mix di elettrodi dalla grandezza di 35 micron, si possono creare strati di batteria invisibili all’occhio umano.
Lo sviluppo di questa tecnologia può portare all’integrazione nei device. Considerando che gli schermi trasparenti sono già realtà quel futuro non è molto lontano.
[via stanford]
Muovere le mani e modificare l’uso degli oggetti che ci circondano ha del magico, quasi a rappresentare un potere oscuro che dalle nostre mani arrivi all’oggetto prescelto influenzandone le funzioni. In realtà si tratta di un raffinato lavoro di sensori che permettono di percepire il passaggio delle mani traducendoli in comandi.
Il designer Karich, per esempio, ha presentato lo speaker Soundsitive durante il Designlab di Parigi. Si tratta di un prototipo di altoparlante che interagisce con i movimenti della mano volti ad abbassarne o alzarne il volume. Un movimento meccanico, inoltre, abbassa e alza il case in base al volume.
L’obiettivo del Soundsitive è quello di diventare un prodotto commerciale. Considerando la funzionalità del prototipo non sarà difficile trovare qualche produttore interessato alla distribuzione.
[via ohgizmo]

Gli oggetti di design non devono per forza essere pensati da grandi firme, ma basta l’inventiva e il buon senso di uno studente. L’amplificatore The Block è un prototipo di puro design di Mateusz Główka, uno studente d’arte di Cracovia, creato per un progetto che ha riscosso successo.
L’amplificatore è fatto di alluminio, acciaio inossidabile e componenti posti in modo intelligente: le parti che causano interferenze elettromagnetiche (come le induttanze e il trasformatore di corrente) sono poste in compartimenti precisi, individuali, alla massima distanza dalle linee audio, garantendo l’alta fedeltà. È possibile inoltre arrivare a spolverare l’elettronica interna senza scollegare i cavi ingombranti proprio grazie alla particolare gestione degli spazi delle componenti.
Chissà se il prototipo verrà mai lanciato sul mercato.
[Via Yanko Design]

Sarà capitato a tutti di immaginare di avere due tamburi al posto delle gambe e iniziare a suonare battendo le mani sulle cosce. Quel gesto così naturale, in realtà, potrebbe trasformarsi in un reale strumento musicale mediante un paio di jeans molto speciali.
Realizzati dal diciassettenne Aseem Mishara, che abita in Gran Bretagna, sembrano dei normali jeans. Il tessuto non è rigido, quindi si possono indossare come tutti gli altri pantaloni. Su un lato, però, c’è un jack per collegare delle casse esterne.
Battendo sulle gambe le casse riproducono il suono di una batteria. Il prototipo di Aseem non è ancora un prodotto commerciale, ma le possibilità di utilizzare questa invenzione sono alte, soprattutto dopo avergli fruttato un premio per il “Young Engineer of the Year”.
[via BBC]

In futuro la tecnologia diventerà così avanzata da non apparire molto differente dalla magia. Per tale motivo Microsft si prepara con una sorta di bacchetta magica. Si tratta del prototipo di una stylus molto speciale.
Grazie all’integrazione di una superficie multitouch e di un accelerometro, il pennino sarà in grado di comprendere la modalità di utilizzo e comportarsi in maniera diversa. Se impugnata per scrivere, per esempio, servirà a scrivere. Se impugnata come un flauto servirà a suonare. Se impugnata come un pennello a dipingere e così via.
La tecnologia del pennino tuttofare è stata sviluppata in collaborazione con l’Università del Maryland e la Cornell University. Microsoft dovrà ridurre le dimensioni del prototipo per trasformarlo in un prodotto commerciale. Al momento, purtroppo, non si sa quanto tempo ci vorrà per vederlo in commercio.
[via microsoft]

I robot utilizzati durante diffigili operazioni chirurgiche non sono più una novità: da tempo infatti offrono maggiore precisione, più stabilità e la possibilità di eseguire interventi a distanza, quando ad esempio uno specialista particolarmente illuminato e magari l’unico in grado di svolgere una determinata operazione, si trova in un altro continente rispetto al paziente.
Gli attuali robot utilizzati per questo genere di interventi però, hanno un difetto sostanziale: non hanno il senso del tatto. Detta così sembrerebbe una barzelletta: in realtà si tratta di un problema reale, che potrebbe compromettere la riuscita di alcune operazioni.
In pratica se i robot incontrano più o meno resistenza da parte dei tessuti umani, il chirurgo che non ci mette letteralmente le mani ma che manovra a distanza la macchina, non lo saprà mai, mentre sarebbe estremamente importante che ne venisse a conoscenza, per eseguire alcune azioni in maniera più precisa.
Continua a leggere: Sofie, il robot chirurgo con il senso del tatto

Dopo il braccio robot che impara a girare i pancake, torniamo a parlare di robot, questa volta un prototipo umanoide. La Pal Robotics ha creato REEM-H1, un prototipo di robot pensato per essere impiegato nell’industria. La compagnia crede infatti che REEM-H1 sia un ottimo aiuto allo staff che lavora negli hotel, musei e uffici di vario tipo.
Il prototipo è dotato di ruote ed è in grado di girare per i luoghi in cui verrebbe impiegato. Sebbene senza gambe, l’aspetto è quello di un umanoide con braccia e faccia senza emozione ed espressioni. All’interno degli occhi del robot vi sono anche videocamere stereoscopiche in grado di riconoscere volti. Non mancano anche i microfoni che rendono il robot in grado di distinguere diverse lingue.
I sensori di ultrasuoni e i laser alla base dell’umanoide sono in grado di identificare gli ostacoli, per 8 ore di funzionamento grazie alla batteria compresa. Sarà curioso vedere il robot in azione.
Al momento si tratta ancora solo di un prototipo, ma nel 2010 il nuovo Bonnier R&D Mag+ potrebbe entrare di prepotenza nel redivivo mercato dei tablet. Il Bonnier R&D Mag+ è sicuramente un prototipo interessante per le funzionalità, le dimensioni compattissime e il presunto funzionamento velocissimo.
Come potete vedere nel video in apertura, il tablet è più propriamente un ebook reader molto avanzato, con una interfaccia utente navigabile e sensibile alle diverse zone dello schermo. Estremamente avanzata appare la funzionalità di ricerca tramite digitazione sulla tastiera QWERTY virtuale, insieme alla possibilità di salvare intere pagine.
Il modello di tablet/ebook reader dovrebbe essere realizzato nel corso del 2010. Dopo il salto potete vederne un altro video.
Continua a leggere: Bonnier R&D Mag+, il tablet/ebook ultracompatto
La tecnologia che sta alla base dello schermo e-ink a colori presentato da Qualcomm, di cui vi abbiamo parlato ieri, permette di realizzare non solo eBook reader, ma anche una vasta gamma di dispositivi portatili che possono trarre beneficio dai bassi consumi di questa soluzione, garantendo al tempo stesso una riproduzione fluida delle immagini in movimento.
Tra i prototipi Qualcomm ha presentato anche un originale controller che trasforma l’eBook reader in una console portatile con schermo da 5.7 pollici, una dimensione mai raggiunta da questo genere di dispositivi, ma che in futuro potrebbe riscuotere un certo successo.
Qualcomm ha anche mostrato un prototipo funzionante dell’innovativo schermo e-ink a colori. Si tratta di un display di soli 2.2 pollici, ma, come è possibile vedere nel video dopo il salto, la riproduzione delle immagini in movimento è realmente fluida.
Continua a leggere: Qualcomm Mirasol: L'eBook reader si trasforma in console