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Tutti gli articoli con tag interazione uomo-macchina

Robot picchiano persone: infranta la prima legge robotica di Asimov?

pubblicato da Olivia

Lo scenario è apocalittico: un robot, in un laboratorio della University of Ljubljana, colpisce ripetutamente il braccio di una persona; infligge 18 colpi, sempre più forti. E’ la rivoluzione: le macchine hanno infranto la prima legge robotica di Asimov.

Potrebbe essere l’inizio di una storia fantascientifica, ma si tratta della prova pratica di uno studio reale, condotto da Borut Povše, ricercatore presso il laboratorio di ingegneria biomedica e robotica dell’Università di Lubiana.

Povše sostiene che l’esperimento abbia ottime intenzioni e serva non per infrangere, bensì per rendere vera la prima legge di Asimov: in sostanza nel suo laboratorio, un piccolo robot della Epson utilizzato normalmente per i sistemi di assemblaggio industriali, ha colpito con diverse intensità il braccio di ragazzi volontari, che hanno poi riferito circa il dolore eventualmente avvertito.

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Un computer batte per la prima volta una giocatrice professionista di Shogi

pubblicato da Olivia

Un computer ha battuto una giocatrice professionista di Shogi, quel gioco di strategia da tavolo nato in Giappone e conosciuto qui da noi come “scacchi giapponesi”. Detta così sembra una inutile banalità (soprattutto se penso a quante volte il computer ha battuto me anche a giochi molto più stupidi); in realtà si tratta di una situazione dalle implicazioni sociali e umane piuttosto importanti, forse anche sproporzionate rispetto al problema. Non per il Giappone comunque.

Intanto si tratta della prima volta che una macchina batte un giocatore professionista nel gioco dello Shogi: fino a questo momento ha sempre vinto l’ingegno umano quindi? La risposta non è proprio un sì assoluto, perchè si possono fare statistiche soltanto laddove ci siano dati da raccogliere e in questo caso non ce ne sono a sufficienza.

La giocatrice battuta durante la partita organizzata all’Università di Tokyo, si chiama Ichiyo Shimizu ed è la detentrice del titolo Osho per le donne, una campionessa in carica in poche parole. Il computer, denominato Akara 2010, ha battuto Ichiyo in 86 mosse, grazie alla combinazione di quattro software dedicati alla risoluzione del gioco, Gekisashi, GPS Shogi, YSS e Bonanza. La campionessa ha detto comunque di essere fiera per aver ottenuto il rispetto di coloro che hanno sviluppato i programmi. Ma ha detto anche un’altra cosa interessante: “mi è sembrato di giocare con un essere umano”. Non conosco il gioco dello Shogi per poter dire in quale modo si manifesti l’intelletto umano, diversamente da quello puramente logico e attribuibile esclusivamente a una macchina, ma se una campionessa di questo particolare gioco ha affermato una cosa simile, significa che nel suo avversario ha intravisto una scintilla, qualcosa che è andato al di là della semplice intelligenza razionale e meccanica.

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NELL, il computer che sta imparando l'inglese per interagire con gli uomini

pubblicato da Olivia

In un seminterrato della Carnegie Mellon University a Pittsubrg, si trova una macchina che potrebbe presto sfoggiare qualche caratteristica umana. Si chiama NELL, è di fatto un computer e dall’inizio di quest’anno è impegnato a…imparare l’inglese.

Sostenuto da importanti realtà come la Defense Advanced Research Projects Agency e Google, NELL, acronimo di Never-Ending Language Learning, legge testi sul web 24 ore su 24 e 7 giorni su 7, senza mai dormire, da bravo computer. Ma da ottimo aspirante umano, cerca di apprendere come una persona in carne e ossa, comprendendo soprattutto le mille sfumature del linguaggio, base fondamentale per la comunicazione e l’interazione uomo-macchina.

Quando la lingua utilizza parole o frasi con significati ambigui, le macchine vanno in tilt; NELL invece sta cercando di capire le differenze, esattamente come farebbe una persona alle prime armi con il linguaggio: NELL legge e immagazzina, legge e immagazzina, classificando e discernendo; e più legge più impara, più impara e più velocemente raggiungerà il suo scopo, con pochissimi aiuti dai suoi amici ricercatori umani. Un autodidatta insomma, o quasi.

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FloBi, il robot espressivo

pubblicato da Olivia


Dalla Bielefeld University tedesca, ci arriva notizia dell’esistenza di FloBi, un robot umanoide progettato per provare emozioni.

No, tranquilli, niente di catastrofico (almeno per ora), perchè FloBi non dovrebbe provare in realtà un bel niente, ma solo farci credere di sentire qualcosa: la sua faccia infatti è predisposta per assumere tutte le espressioni che noi conosciamo. Felicità, tristezza, sorpresa, paura, rabbia: sono tutti sentimenti che fanno parte del range di possibilità offerte dalla faccia di FloBi.

L’esperimento è interessante da due punti di vista: il primo è naturalmente quello dell’interazione uomo-macchina, che in questo caso diventa da una parte più solida perchè si cerca di trasferire il sentimento umano sul robot, ma che dall’altra si fa labile, grazie a un’estetica volutamente fumettistica e poco realistica; il secondo è un aspetto visivo, artistico, ma anche psicologico: FloBi infatti ci dimostra palesemente che per esprimenre un sentimento basta un piccolo cambiamento nella posizione delle labbra o delle sopracciglia. Linguaggio involontario del corpo o possibilità sempre più consapevole di manipolazione e di capacità attoriali?

[Via PlasticPals]

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