Microsoft Surface Pro, la Cina parla garanzia sotto ai limiti di legge. Redmond: "Tutto in regola"

La Cina ci riprova, dopo aver accusato Apple di "barare" sulla garanzia ora è il turno di Microsoft. Ma Redmond non ci sta: "Tutte le nostre garanzie raggiungono o superano i termini minimi validi per la legge cinese".

La Cina si scatena contro le multinazionali americane. La Radio Nazionale Cinese aveva riportato che i Microsoft Surface Pro hanno una garanzia di un solo anno, contravvenendo così alle leggi nazionali. Le cose non stanno proprio così.

Campagna mediatica contro il colonialismo tecnologico?



Se c’è un paese che non ha davvero bisogno di importare tecnologia è la Cina, dove in effetti una vasta parte dei nostri gadget è prodotta, anche se sotto al marchio delle multinazionali occidentali. Non sappiamo esattamente se alle spalle di una serie di assalti prima ad Apple ed oggi a Redmond ci sia qualche risentimento occulto.

Quale sia il movente, resta il fatto che la Radio Nazionale Cinese ha accusato Microsoft di “barare” ed ignorare le norme locali, offrendo una garanzia della durata molto inferiore a quella prescritta dalla legge per i Surface Pro ed altri prodotti.

La risposta di Microsoft non è tardata ad arrivare, sotto forma di una mail ufficiale emessa dall’ufficio PR della multinazionale. Chiunque abbia “scoperto” questa irregolarità, infatti, si sbaglia. Microsoft garantisce il proprio prodotto ed i suoi componenti interni per due anni, adempiendo a tutti gli obblighi di legge o addirittura eccedendoli.

“Noi supportiamo i nostri prodotti con una garanzia del costruttore, che è posta in essere in aggiunta al nostro impegno di onorare ogni obbligo legale, tanto come produttore quanto come rivenditore. Secondo tali termini, pertanto, noi ripareremo o sostituiremo ogni prodotto difettoso.”


Il caso Apple



Le cose sono andate decisamente peggio per la rivale Apple, chiamata in causa dalla TV Centrale Cinese ed oggetto di un fitto bombardamento di critiche per questioni di garanzia e comportamento del customer service, una polemica che si è trascinata poi sul quotidiano locale People’s Daily.

Secondo Bloomberg l’atto di “chiedere perdono” alle autorità locali è quasi un rito di passaggio per gli stranieri che vogliono fare affari in una Cina che cerca di distogliere con feroce pertinacia l’attenzione dall’aria avvelenata, dalle morti per inquinamento, dai maiali morti che galleggiano nelle falde acquifere di Shangai e ovviamente dalla corruzione rampante che attanaglia tutto il suo sistema.

Chiaramente di fronte alle accuse di strumentalizzare per scopi politici le (fisiologiche) lamentele dei consumatori, i reporter della TV Nazionale Cinese hanno fatto una levata di scudi, dichiarando le accuse “irrilevanti”. Ed il People’s Daily, un quotidiano pilotato dal Partito Comunista Cinese, ha rincarato la dose: “Apple ha suscitato la rabbia del popolo”.

Con Microsoft, però, il popolo ha fatto una figuraccia.

Via | Bloomberg 1 ; 2

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