La scarpa nasce col principale intento di proteggere i piedi dei suoi compratori.
Con gli anni -purtroppo- ha adottato una bivalelza di significato: sono diventate, quando sono esposte, dei centri portatili di olezzo infernale e, contemporaneamente quando trattengono l’arto, dei contenitori stagni della stessa fragranza.
I modelli sono i più disparati e, negli anni, l’eccentricità delle aziende non è mancata: colori e tessuti in primis, ma anche buchi, ventole d’aerazione, lettori MP3 (qui un esempio), suole in versione “sto guidando un carrarmato” alte almeno 5 metri, e così via, sono state utilizzate per personalizzare ogni cm utile.
Due accorgimenti: attenzione alle pozzanghere e alla fauna che le popola (potrebbe rovinarsi la tomaia) e portate le scarpe possibilmente a paia (quindi due e uguali), non come Orlando Portento, e sempre “possibilmente” lavatele con alta frequenza, intensificando d’estate.
I nostri nasi ringrazieranno.
chiara
01 apr 2006 - 10:23 - #1I nasi ringraziano… heheheheh! In effetti… più di qualche volta ho sentito olezzi soprattutti sui mezzi pubblici… consiglierò a molti di leggere questo post! ah e ovviamente stasera… uscirò alla triccheballacche…chissà se funziona per l’acchiappo!!
:D Nel caso… sentitamente ringrazio!!
Gifry
01 apr 2006 - 14:33 - #2Non ho capito… come pesce d’aprile avete deciso di intasarmi l’rss con articoli di ben nota popolarità conosciuti da tutti? :D
Giusva Iannitelli
01 apr 2006 - 20:26 - #3Si :-)