Samsung Gear 2, prova completa dello smartwatch

Samsung mi ha lasciato provare il suo smart watch più "tipico", il Samsung Gear 2. Ecco come si comporta nella vita di tutti i giorni.

Samsung Gear 2, primo contatto e prova completa

Samsung ha cercato di invadere il mercato con ben quattro diversi smartwatch, degli accessori piuttosto particolari che - diciamolo - non conoscono ancora molto bene la propria natura. Gli utenti stessi sono piuttosto incerti su quello che un device come il Samsung Gear 2 potrebbe offrirgli.

Dopo averci passato molti giorni e addirittura averlo usato come “compagno” in un viaggio di lavoro, ora mi sono fatto un’idea precisa di cosa sia uno smartwatch e della sua utilità. Il risultato, ve lo anticipo, è che può essere molto più comodo e utile del previsto.

Come è fatto


Samsung Gear 2, primo contatto e prova completa

Durante il mio “primo contatto” con esso ho già descritto a sufficienza le scelte di design operate da Samsung nella seconda generazione del Gear (e nel suo cugino quasi identico ma leggermente più economico, il Samsung Gear Neo).

Il risultato è un grosso orologio dalla scocca metallica, nel mio caso dorata ma disponibile anche in acciaio satinato. Il Gear 2 è comodo da indossare, non troppo pesante, e ha un’aria leggermente vintage. Il tasto Home è sotto al display, e dall’altro lato troviamo tanto l’obiettivo della sua piccola unità fotografica quanto un IR Blaster. Nella superficie interna, quella a contatto del polso, c’è invece la presa del dock e il sensore LED del battito cardiaco.

Il display è Super AMOLED 1,63”, e alle sue spalle è installata una CPU dual core 1GHz (meraviglie della tecnica). La batteria è da 300mAh e dopo averlo usato per giorni posso dire che è assolutamente sufficiente a supportare la vita dello smartwatch e quella del suo utente. Il difetto principale del suo predecessore era proprio la durata della batteria, ma oggi possiamo definirlo un problema risolto: dai due ai quattro giorni di uso regolare sono la norma.

Come funziona


Samsung Gear 2, primo contatto e prova completa

Il Gear 2 è compatibile con una serie di smartphone piuttosto limitata, e per la cronaca sono tutti Samsung. È necessario collegarlo con la sua app di gestione, che si trova sullo shop di Samsung, Galaxy Apps. La connessione tra smartphone e telefono è tramite Bluetooth.

Qui arriva l’utilità vera di questo apparecchio. Le sue app e le sue notifiche rendono il Gear 2 qualcosa di più di un semplice orologio imponente. Dal punto di vista delle notifiche, più o meno tutte le app social e di messaging che possediamo sono rappresentate, e averle sotto gli occhi senza la necessità di estrarre in continuazione il telefono è un’abitudine che si acquisisce straordinariamente in fretta.

Al contrario, le app di terze parti sono quasi inesistenti, una situazione non certo aiutata dal passaggio a Tizen - sistema operativo proprietario di Samsung - in questa seconda generazione di smartwatch. Sarei curioso di sapere le ragioni di questo "switch", ma credo che la durata della batteria sia la motivazione principale, anche perché l’esperienza di navigazione dell’interfaccia non sembra influenzata dall’OS. Il Samsung Gear Fit, per esempio, ha quasi la stessa interfaccia, e non è su Tizen.

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Tra le varie funzioni troviamo disponibile il cardiofrequenzimetro, e il contapassi (c’è un accelerometro). Posso riportare con una certa sicurezza che il primo è sicuramente meglio di quello del Galaxy S5, mentre il contapassi è il più preciso di Samsung, anche migliore di quello del Gear Fit, che registra parecchi falsi positivi.

Un altro giocattolo interessante è l’IR Blaster che consente di controllare un televisore (se compatibile) con il proprio smartwatch. Il Gear 2 è dotato di un microfono e di un piccolo speaker. Sì, potete ricevere telefonate al polso, come Batman. E purtroppo il nostro senso del pudore si ribella all’idea - perché non siamo Batman.

Il parere


Samsung Gear 2, primo contatto e prova completa

Il Samsung Gear 2 offre parecchie cose interessanti al suo utente. Risulta comunque essere un po’ scomodo, tanto “fisicamente” a causa delle dimensioni importanti, tanto per l’interfaccia, un po’ fastidiosa, con troppi passaggi per le operazioni. L’obbligo di usare il Gear 2 con una limitata gamma di smartphone Samsung ne limita ulteriormente l’utilità per la maggior parte degli utenti.

Non ci vuole molto per percepire da parte di Samsung un desiderio di testare le acque e scoprire come si comporta un device come il Gear 2 su un mercato che quasi del tutto vergine. Usandolo, esplorandolo e mettendolo alla prova resta un forte dubbio: come sarà invece il Samsung Gear Live, quarto smartwatch messo sul mercato dalla corporation coreana quest’anno. Il dubbio è lecito: il Gear Live è il primo a vantare il nuovo sistema operativo Android Wear di Google, fatto apposta per integrarsi con gli smartphone del robottino. Un livello di interconnessione che purtroppo il Gear 2, peraltro rivoluzionario e interessante, ancora non possiede.

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