Siete alla ricerca di una bicicletta elettrica all’avanguardia da utilizzare nei vostri spostamenti in città, ora che la bella stagione sta lentamente prendendo il posto dell’inverno?
Se è così, perché non dare un’occhiata al prodotto della canadese Daymak, che ha chiamato Shadow Ebike quella che definisce la “prima bicicletta al mondo dotata di strumentazione wireless“. Grazie all’integrazione di un sistema avanzato di gestione delle onde radio, la Shadow non ha cavi per i freni o per le marce, o altri cavi comunque visibili. Ad attivare il motore elettrico, i freni magnetici, l’acceleratore e la pedalata assistita, ci pensa un controller wireless apposito realizzato da Daymak.
Il manubrio della bicicletta include anche una porta USB, con la quale è possibile eventualmente ricaricare gadget e dispositivi di ogni tipo. La bicicletta verrà messa in vendita il 30 aprile e costerà attorno ai 1.500€.
[Via GizMag]

Mentre da un lato si lotta per costruire i computer più potenti del mondo, dall’altro si lotta per rimpicciolirli. Al momento il primato spetta al prototipo costruito dall’Università del Michigan.
Costruito con moderne tecniche di nanotecnologia, misura solo pochi millimetri. All’interno trova posto un chip radio, un sensore di pressione e una piccola batteria. Servirà ad un paziende con un glaucoma all’occhio.
Il computer, infatti, servierà a monitorare la pressione nell’occhio e offrire, così, le soluzioni adatte alla cura del glaucoma.
[via popsci]

Ha fatto parlare molto il bodyscanner, lo scanner utilizzato negli aeroporti per individuare oggetti pericolosi indossati dalle persone. La polemica è nata, oltre per la pericolosità dei raggi X, anche per la pochissima privacy a cui sono sottoposti i passeggeri.
Questi enormi macchinari, durante la loro scansione, mettono in evidenza le parti intime dei passeggeri. Parti a completa disposizione degli sguardi del personale addetto ai controlli. Il TSA (Transportation Security Administration) americano sta testando una nuova generazione di scanner.
A differenza di quelli attuali, infatti, questi dispositivi possono individuare al millimetro la presenza di armi pericolose mediante un indicatore grafico, quindi il corpo dei passeggeri non viene denudato virtualmente. Al momento sono in sperimentazione negli aeroporti McCarran International Airport a Las Vegas, l’Hartsfield Jackson Atlanta International e il Ronald Reagan Washington National Airport.
[via prnewswire]

Jawbone ha maturato molta esperienza nel settore degli auricolari bluetooth negli ultimi 5 anni. La società ha concentrato tutta questa esperienza nell’ultimo modello: l’ERA. L’auricolare si distingue per l’uso di accelerometro, MotionX e processore interno.
Grazie al MotionX è stato possibile cancellare qualsiasi tipo di tasto. Per rispondere alle telefonate, infatti, basta un doppio tap sull’auricolare. Stessa cosa per terminare la telefonata. Oltre al sistema per eliminare i rumori di fondo e la qualità audio in HD, il dispositivo permette di usare i comandi vocali.
L’auricolare Jawbone ERA ha un’autonomia in conversazione di 5,5 ore. Sarà in vendita a breve per 129 $, pari a circa 94 €.
[via USA Today]
Il progetto DARPA, nato dalla collaborazione della Cornell University e della University of Chicago, sta portando i primi frutti. L’obiettivo è costruire l’iRobot, il robot completamente indipendente con possibilità di interagire senza ostacoli con l’ambiente circostante. Il primo passo è stato la costruzione delle mani.
Tramite due palline, infatti, il robot potrà afferrare qualsiasi oggetto senza romperlo. La sua precisione è molto elevata, in modo da afferrare un uovo senza romperlo e nello stesso tempo alzare una barra di metallo di 65 KG 650 grammi senza farla scivolare. La mano robotica può anche utilizzare gli oggetti, come una penna o un bicchiere d’acqua.
Ma cosa c’è nella pallina robotica? Nanotecnologie o fibre di superconduttori? Niente di questo: semplici granuli di caffè. In pratica la mano si appoggia sull’oggetto aderendo alla superficie. Nel braccio viene aspirata tutta l’aria in modo da creare l’effetto di vuoto. Il risultato è una mano solida.
[via switched]

La crisi economica, verificatasi negli ultimi anni a livello globale, ha colpito in particolar modo gli Stati Uniti. Varie analisi hanno cercato di attribuire la colpa della recessione: immigrazione, sistemi bancari, mutui e via dicendo. Un nuovo studio condotto dagli economisti e riportato dal MIT incolpa i robot di aver rubato il lavoro agli americani.
Questa la conclusione degli economisti, che hanno studiato statistiche sulla situazione e sulla crescente polarizzazione del lavoro, osservando una crescente disparità di retribuzione tra i lavori a bassa e ad alta qualificazione. Una serie di studi condotti tra la primavera e l’estate hanno sollevato ora interessanti considerazioni e domande, in previsione dell’Election Day.
L’industria manifatturiera è ancora molto forte negli Stati Uniti, ma impiega principalmente robot rispetto ad esseri umani. L’automazione robotica sembra essere il futuro della manifattura, medicina, biomedica ed altri campi: il rischio è che la popolazione americana di cultura medio-bassa rimanga completamente esclusa da questo tipo di mercato.
David Autor, uno degli economisti del MIT, ha dimostrato in uno studio che certe occupazioni con task ripetitive sono molto più vulnerabili per i lavoratori, che vengono più facilmente sostituiti dai robot. Non è certo una scoperta eclatante: da tempo le procedure ripetitive e di estrema precisione vengono affidate alle macchine.
Il magazine Good rincara la dose:
La classe media sta scomparendo in grande parte perchè la tecnologia ne rende le capacità obsolete.
Lo studio di Autor, condotto in collaborazione con David Dorn del Center for Monetary and Financial Studies di Madrid, ha classificato le operazioni come di routine o non di routine e ha creato una graduatoria delle occupazioni che richiedono questo tipo di operazioni. L’Economist spiega che i segretari, gli addetti allo sportello delle banche e altri generi di impiegati svolgono un lavoro altamente legato alla routine, quindi sono più vulnerabili alla sostituzione da parte dei robot e dell’automazione. Il lavoro negli Stati Uniti quindi si polarizza in un’area dedicata alla specializzazione estrema, con grandi profitti economici.
Ovvero: piove sempre sul bagnato.
Anche ricercatori Europei hanno verificato questo tipo di polarizzazione a seguito dell’adozione massiccia di sistemi IT. I robot sostituiscono l’uomo nella catena di produzione, ma abbiamo visto come presto potrebbero essere in grado di compiere azioni quotidiane più complesse, prendersi cura della casa o dei malati, andando magari man mano a sostituire infermieri, addetti alle pulizie… In realtà, attualmente siamo ancora molto lontani dal panorama cinematografico di “Io Robot”. In più, anche i robot necessitano di essere pensati ed assemblati, compito che al momento spetta ancora all’uomo.
La penetrazione della robotica nella quotidianità è inevitabile e irreversibile.
[Via Gizmodo]
L’iBookstore stenta a decollare in Italia. La pubblicazione di eBook deve passare per un processo abbastanza lungo che parte dall’assegnazione del codice ISBN e finisce per passare da un editore, via più semplice, e dal successivo approdo nel negozio dei libri di Apple ma, al momento, solo per lo store USA e Canada.
Barnes & Noble, invece, lanciato una nuova piattaforma: PubIt. Con questo sistema tutti possono diventare scrittori e vendere libri. Basta avere l’eBook in formato DOC, XDOC, TXT, RTF o HTML e mandarlo per la pubblicazione. In massimo 72 ore il libro sarà in vendita nello store on line di Barnes & Noble che prevede l’uso nei dispositivi Nook e nei software per altri device, come iOS, Android e PC.
I libri possono avere un prezzo da 1 $ fino a 200 $. Se costano meno di 10 $ l’editore rende il 65% delle vendite allo scrittore, mentre per i libri più costosi di 10 $ la commissione scende al 40%.
[via fastcompany]

Il Retina display, costruito da LG, è in esclusiva per i prodotti di Apple. Probabilmente lo vedremo anche domani nei nuovi iPod e permette di avere una risoluzione di 960 x 640 pixel con una densità di 326 ppi. Una definizione così elevata da porre la sfida a qualsiasi persona di riuscire a comprendere la grandezza di ciascun pixel se fissato con l’occhio umano e nessun tipo di ingrandimento.
Una sfida che può diventare impossibile nei confronti di uno schermo costruito presso l’University of Michigan. Tecnicamente è 8 volte più definito di un Retina display. Basti pensare che se prendiamo lo spessore di un capello umano, in questo spazio può entrare 6 volte il logo dell’università.
La tecnolgia, chiamata nanoresonator, utilizza la nanotecnologia per stampare una griglia precisissima su un foglio di metallo e gestire la luce riprodotta. Non filtrando i colori, il display risulta essere più efficiente di un LCD, inoltre gli schermi costruiti sono molto più flessibili. Al momento non si hanno informazioni per le applicazioni commerciali.
[via linuxfordevices]

Abbiamo visto ieri come il Kindle di Amazon, il celebre eReader, sia stato segnalato come ufficialmente sold-out e come non ci fossero notizie sulle ulteriori scorte. Abbiamo già nuove notizie, prima del previsto: come ipotizzavamo, Amazon è pronta a mostrare un nuovo Kindle. Nuovo look graffite, tastiera dall’aspetto comodo e diverse nuove funzioni oltre a quelle che lo caratterizzavano già originalmente.
Il nuovo modello si chiamerà sempre e comunque Kindle, ma è il 21% più sottile del modello precedente, per un 15% di peso in meno e un 20% di rate di refresh più veloce. Il nuovo Kindle ha sempre lo stesso display E-Ink e sarà disponibile nei colori bianco e graffite. I modelli saranno due, disponibili dal 27 Agosto: un modello solo WiFi (da 139 dollari) e uno con connettività 3G (da 189 dollari).
Il display è sempre da 6 pollici, ma con un contrasto migliore. Lo storage interno è di 4GB, con batteria in grado di resistere un mese con connessione wireless spenta, o 10 ore con connessione attiva. Ci saranno anche le due versioni UK-based, al prezzo di £109 e £149 rispettivamente.
Il browser interno è WebKit e, parole di Amazon, è ancora “sperimentale”.

Come successe in fase di lancio nel 2008, il Kindle di Amazon risulta sold out e non si conosce la data in cui arriveranno nuove scorte dell’eReader: i clienti dovranno attendere una mail di avviso da Amazon stessa.
L’estate e le offerte sul prezzo hanno aiutato Amazon a vendere bene e si ipotizza che la produzione non fosse pronta ad una domanda così alta, lasciando scoperte le scorte. Oppure, forse, c’è un nuovo Kindle in arrivo: secondo le supposizioni di Bloomberg potrebbe trattarsi di un nuovo eReader più sottile, con display migliore e dimensioni contenute. Il nuovo Kindle doveva essere rilasciato ad Agosto, secondo i rumor, e ormai ci siamo.
Attendiamo di sapere se Amazon ha un nuovo asso nella manica.