
Ricordate la Philips Wake Up Light? Si tratta di una sveglia con dock iPhone e simulatore di alba, per svegliarsi gradualmente e con il massimo relax grazie alla luce. Pure ha presentato un prodotto simile: Pure Twilight. Niente a che vedere con i vampiri letterari e cinematografici della compagni di Bella ma una radio digitale che sfrutta la cromoterapia insieme a suoni e musiche. A differenza della Wake Up Light di Philips, Twilight integra alcune funzioni più evolute come ad esempio le varie ninna nanne per bambini prememorizzate associate a una luce colorata che si spegne gradualmente per aiutare a prendere sonno.
Twilight, però, è anche luce da lettura non invasiva e strumento cromoterapeutico con diverse impostazioni a seconda dell’umore e combinazioni di suoni. Tra i preset troviamo Arcobaleno (tutto lo spettro di colori), Fuoco (effetto
caminetto) e Oceano, un gioco di luce ondulante da associare a rumore di onde e gabbiani. Si può modificare l’intensità luminosa tenendo premuta la mano sul vetro della lampada e spegnere il tutto sfiorando la cupola in vetro. Per svegliarsi Twilight offre varie impostazioni sonore (toni di allarme, stazione radio, suoni naturali) da associare alla simulazione dell’alba. Tutto questo è accompagnato da una porta USB per alimentare i nostri smartphone e gadget tecnologici e un ingresso per iPod e lettori MP3.
Le impostazioni si possono infine leggere sul display LCD mentre per il risparmio energetico abbiamo le luci LED che con 5.4 W di consumo effettivo (1W in standby) offrono la potenza di una lampadina tradizionale da 45 W. Se la volete vi costerà 189.99€ e la si trova nelle catene di elettronica di consumo più famose.
C’è chi preferisce stare con gli animali piuttosto che con le persone. E c’è chi invece preferisce stare con i suoi oggetti, circondato da un “vero” amore di plastica. Non sto parlando dei possessori di bambole gonfiabili (o sì…forse anche di quelli), ma di persone che “amano” letteralmente cose come le macchine, le pistole oppure i computer.
Della parola amore si abusa spesso, eppure in questo caso specifico sembra essere proprio il termine giusto: gli studiosi della W. P. Carey School of Business l’hanno soprannominato “Material Possession Love”, un sentimento che non ha nulla da invidiare a quello per le persone umane. Anzi, potenzialmente si tratta di qualcosa che va anche oltre: infatti amare quando si è liberi di pensare di essere ricambiati totalmente è molto più semplice e appagante, perchè si tratta di un’illusione non smentibile; l’amore per le persone invece è spesso un’illusione che tuttavia si smentisce continuamente. Inoltre l’oggetto dell’amore, inteso proprio come elemento inanimato, non dice mai di no; certo, il rischio è quello della “rottura”, in senso stretto e letterale, ma in aiuto può sempre venire la “sostituzione”.
Ebbene, tra le persone esaminate dagli studiosi, compaiono gli “amanti” dei computer e degli oggetti tecnologici, amanti nel vero senso della parola: persone che spendono circa sei volte di più rispetto agli altri per acquistare gli oggetti amati, e che in fin dei conti trascorrono più tempo proprio con questi ultimi piuttosto che con le persone, risultando soggetti altamente solitari. E’ anche vero che chi anela a poter acquistare degli oggetti per tanto tempo, una volta che ne entra in possesso poi tende a sentirli parte di sè e a soffrire davvero se li perde. E’ un sentimento profondo dunque, quello che lega i Material Possession Lovers ai loro amati. Così, alle soglie di questo nuovo San Valentino, ci chiediamo: sarà vero amore?!? Strano discuterne, dato che una risposta solitamente non si riesce a dare nemmeno quando si parla di persone.
Se si dovesse pensare a un Indiana Jones moderno, non lo si contestualizzerebbe più in rocambolesche avventure in giro per il mondo, con gli stivali sporchi e mille attrezzi nello zaino (nemmeno fosse lui Mac Gyver!), ma lo si rappresenterebbe comodamente seduto sulla sua sedia da ufficio, davanti al suo computer. Poco avventuroso? Sì, probabilmente ai fini di un film d’azione non sarebbe il massimo, ma emulerebbe la realtà di oggi.
Non è la prima volta che accade, ma la cosa continua a stupire: è grazie infatti a Google Earth che il professor David Kennedy della University of Western Australia ha scoperto l’esistenza di quasi 2000 potenziali siti archeologici in Arabia Saudita, tra cui 1082 tombe antiche; il tutto senza emuoversi dalla sua scrivania di Perth. In Arabia Saudita David non c’è mai stato.
Oltre alla distanza “fisica”, il problema maggiore per un archeologo che studia queste zone riguarderebbe il fatto che sorvolarle, anche se per scopi di studio, è difficilissimo, se non impossibile: con Google Earth invece, David ha passato al setaccio 1240 km quadrati di territorio, proprio come se avesse avuto la possibilità di volarci sopra.
E’ chiaro che a questo punto del film, il nostro protagonista diventerebbe l’Indiana Jones vecchio stile, indossando gli stivali, munendosi di pala e recandosi sul posto, per controllare che ciò che è stato avvistato dall’alto, corrisponda a qualcosa di storicamente prezioso, oppure se si tratta di resti molto più recenti rispetto alle ipotesi. Rimane il fatto però che scoprire siti archeologici rimanendo davanti al proprio pc, sia un’esperienza indubbiamente affascinante e densa di potenzialità, anche se i cari vecchi metodi non smetteranno mai di ammaliarci…
[Via Gawker]

Sitges, città della Spagna, è stata negli ultimi mesi banco prova della tecnologia NFC allo scopo di trarre le prime conclusioni sulla tecnologia e sugli utilizzi pratici.
Qualcuno la chiama già il denaro del futuro, io lo spero anche se sono scettico vista lo scetticismo e la paura degli italiani (e non solo) verso carte di credito e pagamenti elettronici. Comunque, speranze a parte, la ricerca è stata condotta da Telefonica e La Caixa (rispettivamente un operatore telefonico e una banca). Sono stati distribuiti 1.500 Samsung S5230 con NFC e 500 rivenditori locali sono stati dotati del ricevitore per pagare tramite NFC.
Uno dei risultati della ricerca è che il pagamento tramite NFC ha superato del 30% quello tramite carte di credito o bancomat sia in numero che nel valore dell’importo (maggiore del 23%). Il tasso di adozione della tecnologia è stato altissimo: il 90% del campione attivo (1.350 persone) del test sostiene che utilizzerà l’NFC per fare acquisti e il dato interessante è la media degli utilizzatori, ben 46 anni.
Passando a qualche altro dato, circa il 60% delle transazioni effettuate tramite NFC erano minori o uguali ai 20€ e il 57% di tutti i pagamenti “wireless” è stato effettuato nei supermarket. Risultati incoraggianti che mostrano sia la comodità del sistema, sia la possibilità di abbracciare diverse fasce e tipologie di utenza e non solo giovani o tech-addicted.
[via intomobile]

Continuiamo a parlare di sigarette elettroniche con l’ormai imminente lancio ufficiale di eGo-Tank, la nuova versione di una delle sigarette elettroniche più apprezzate che macina record di vendita.
Sono infatti quasi 800.000, infatti, le vendite di eGo Infinity nel terzo trimestre 2010 (questo il nome dell’ultimo modello prima della Tank), vendite aumentate più del doppio rispetto al primo trimestre.
eGo Tank sembra voler raccogliere la sfida di Infinity e si appresta a macinare record forse più del predecessore. Il nuovo sistema per le ricariche, infatti, porta notevoli vantaggi, vediamo quali.
Per chi non se ne intende, finora le sigarette elettroniche utilizzavano un sistema a ricariche contenenti la soluzione imbevuta in una spugnetta. Le ricariche potevano essere già riempite e imbevute o vuote da riempire dall’utente.
Con eGo T, invece, sparisce la spugnetta e la ricarica Tank si riempie dirattamente con il liquido. Basterà infatti svitare il tappo, versare la soluzione, chiudere la cartuccia e inserirla come al solito nell’atomizzatore (o vaporizzatore).
Oltre al vantaggio di ridurre notevolmente i tempi di ricarica e aumentarne la facilità, il sistema Tank permette la vaporizzazione di tutto il liquido aumentando così fumo e resa e evitandoci di dover ricaricare la cartuccia perché la spugna di era seccata a causa dell’inutilizzo.
Altra comodità è quella di potersi liberare dal vincolo ricariche con spugnetta+liquidi e permette di utilizzare, in futuro, soluzioni italiane di cui si possono controllare le caratteristiche e avere maggior sicurezza sui controlli di rito.
Il kit con la eGo Tank e relativi accessori costerà intorno ai 70€ e si potrà acquistare online dai rivenditori autorizzati (per le info fate riferimento al sito ufficiale) e da Gennaio tramite Life anche nelle farmacie.

Continuiamo il nostro speciale sulle sigarette elettroniche e parliamo oggi di Ruyan. L’azienda vanta un primato: quello di essere gli inventori originali della sigaretta elettronica e, a dimostrazione, ci sono dieci brevetti registrati e alcune cause legali in corso.
Lasciando stare le aule di tribunale, vediamo la sigaretta elettronica di oggi che, come anticipato nel titolo, è usa e getta. Si tratta della D10, modello ancora non in commercio che troverà successo sia tra i fumatori occasionali che tra chi vuole provare la sigaretta elettronica ma non si sente di investire 40/50 €.
La D10 di Ruyan si presenta con la forma della classica sigaretta ma, rispetto alla Yes I Can e alle sigarette tradizionali è più lunga e meno realistica per le grafiche.
Disponibile in vari gusti (tra questi ci saranno sicuramente tabacco e menta), la D10 è venduta in confezione sigillata e non necessita di ricarica sia per la batteria che per la soluzione: una volta esaurita si butta direttamente.
Continua a leggere: Anteprima e prova Ruyan D10: sigaretta elettronica usa e getta
Il successo del Galaxy S è in parte dovuto allo schermo equipaggiato da questo super smartphone: un super AMOLED, tecnologia che nelle TV arriverà fra più di una generazione.
Samsung sta investendo molto in questa tecnologia e, come visto ieri, il prossimo step sono gli schermi infrangibili. Ma perché infrangibili? Quello che il buon Kiro non ha fatto notare è la capacità di flettere e lo spessore ridotto.
Come vi mostra il video in apertura, infatti, più martellate non riescono a danneggiare in alcun modo lo schermo ed è impressionante come l’immagine continui a vedersi perfettamente anche quando lo si piega.
Resta solo da vedere se questa tecnologia si può fondere con un input tipo touchscreen e se riuscirà a mostrare la stessa velocità di risposta degli attuali schermi capacitivi in vetro!
[via xataca]
CRT (ossia i cari, vecchi tubi catodici), LCD, Plasma: i Tre Moschettieri sono in realtà i… Fantastici Quattro! Esiste infatti un’altra tecnologia capace di generare immagini di dimensioni apprezzabili (i display OLED con diagonale maggiore di qualche pollice hanno prezzi improponibili): le matrici DLP (Digital Light Processing) , prodotte da Texas Instruments.
Il cuore di un sistema DLP è un DMD, Digital Micromirror Device: si tratta di dispositivi a microspecchi in grado di modulare la luce punto per punto, anzi: pixel per pixel.
C’è infatti una corrispondenza uno-a-uno fra il singolo microspecchio ed il punto immagine che verrà visualizzato su uno schermo di proiezione (nel caso dei proiettori) o sul display di un televisore a retroproiezione.
Questi dispositivi sono derivati dai circuiti integrati e infatti i singoli specchietti hanno dimensioni microscopiche e sono prodotti con tecnologia CMOS, la stessa usata nei chip digitali.

Gli elicotteri sono delle affascinanti macchine volanti dove la rotazione impressa alle pale da un motore genera un movimento in senso opposto della fusoliera che deve essere contrastato da un rotore di coda.
L’ultraleggero Dragonfly della Swisscopter Americas invece fa a meno del motore ed utilizza due piccoli razzi posti direttamente sulle estremità delle pale, in questo modo il piccolo rotore di coda viene utilizzato solo per modificare la direzione del velivolo.
Il due razzi prodotti dalla Tecaeromex sono alimentati da una miscela di acqua e perossido di idrogeno (H2O2), lo stesso utilizzato nei JetPack, emettendo allo scarico solo vapore acqueo.
Il Dragonfly DF1 monoposto pesa poco più di 100 Kg e può raggiungere una velocità di 185 Km/h, mentre l’autonomia a 65 Km/h è di 50 minuti di volo con i serbatoi standard.
Dopo il salto tre video che mostrano il DF1 ed il DF2, la versione biposto carenata, in volo.
Continua a leggere: Swisscopter Americas Dragonfly: L'elicottero ecologico senza motore

Uno degli inconvenienti principali di cui soffrivano molti netbook era la carenza di una piattaforma grafica abbastanza solida e performante per riuscire a garantire la riproduzione fedele di contenuti HD : Asus ha recentemente annunciato al mondo che i suoi prossimi modelli riusciranno ad aggirare il problema.
Ma come? Presto detto : grazie alla presenza della fiammante NVIDIA Ion 2, legittima erede della versione precedente, sui netbook di nuova generazione, la cui uscita ufficiale sui mercati è annunciata per Aprile di quest’anno.
Ancora i dettagli tecnici sono pochi : voci di corridoio narrano di uno schermo da 12 pollici di diagonale, il processore sarà probabilmente un Intel Atom N450 (anche se forse sarebbe auspicabile l’utilizzo del più scattante N470), il prezzo invece dovrebbe aggirarsi sui $ 439, una cifra pari a circa 311 euro.
In caso di aggiornamenti, non temete, vi faremo sapere.
[via slashgear ]