
La giapponese Rohm ha presentato un chip di dimensioni microscopiche che potrebbe fare la differenza per il nostro futuro wireless: parliamo di velocità fino a 30Gbps.
Al momento il prototipo è lungo 2cm e alto1cm, microantenna inclusa, e trasferisce fino ad 1,5 gigabit per secondo. Basato su semiconduttori, usa le frequenze teraherz. Finora il tipo di chip che usavano simili onde costavano migliaia di euro (ed avevano performance neppure paragonabili), mentre questo nuovo prodotto non costerà “più di qualche centinaio di Yen”, per noi sotto gli €10 - Parola del Nikkei, quotidiano giapponese.
Va comunque detto che le onde a frequenze teraherz avranno qualche difficoltà a diffondersi da una stanza all’altra: questo chip funzionerà solo in linea di vista. Il progetto è stato creato con la collaborazione dell’Università di Osaka, e probabilmente cambierà il nostro futuro in maniere inaspettate. Certo, a questo punto sarebbe forse da ripensare ai protocolli finora utilizzati per trasferire i dati in wireless.
Via | Techcrunch

Il nuovo commercial airliner di Boeing, il 787 Dreamliner, avrà un sistema di entertainment per il viaggiatore altrettanto moderno, gestito da Android.
Non esiste ancora una lista ufficiale di fornitori hardware, ma pare che Panasonic e Thales siano i più gettonati. Non ci sono dubbi sui sistemi operativi, dato che tutti i competitor di Google sono stati tagliati fuori. I display montati sul retro dei sedili saranno tutti touchscreen widescreen senza riflessi fastidiosi. Beh, non tutti: la prima classe ha i sedili troppo lontani per i touch screen, saranno costretti a gesticolare, come con un Kinect.
Ora rimane solo da scoprire i dettagli importanti: l’interfaccia dell’aereo si collegherà in qualche modo con i nostri account sparsi per la rete, ne sono certo, ma dubito in una connettività di qualche genere con i nostri gadget personali. In realtà saranno le compagnie aeree a decidere cosa installare sul terminale e probabilmente scontenterà tutti quanti!
Via | GottaBeMobile
Sembra proprio che il sogno di ogni blogger stia per avversarsi. Una ricercatrice universitaria australiana, infatti, Madhu Bhaskaran, starebbe studiando come utilizzare l’energia piezoelettrica per ricaricare i dispositivi elettronici impiegando la pressione meccanica generata mentre li si utilizza.
Secondo quanto riportato nel proprio studio, la ricercatrice ed il team di colleghi che lavorano con lei sarebbero riusciti, per la prima volta, a misurare precisamente il voltaggio e la corrente generati impiegando sottili pellicole piezoelettriche. Moltissime le future implicazioni della scoperta:
“L’energia piezoelettrica potrebbe essere integrata nelle scarpe da tennis in modo da ricaricare i telefonini; i portatili potrebbero ricevere energia durante la scrittura sulla tastiera; o, ancora, i pacemaker potrebbero essere ricaricati dalla stessa pressione sanguigna, in pratica creando una batteria quasi infinita”.
Al momento, tuttavia, l’energia generata è 10 volte inferiore a quella necessaria all’utilizzo di smartphone e netbook, dunque il prossimo passo del lavoro della ricercatrice sarà quello di trovare un sistema con cui amplificare la ‘riuscita energetica’. Tempo stimato? Circa 3 anni. Cominciate ad allenare le dita!
[Via cnet]
In occasione di #Next11 abbiamo scovato un curioso esempio di integrazione tecnologica tra passato e futuro. Si tratta di un iPad collegato a una macchina da scrivere che diventa il sistema di input per il tablet Apple.
Grazie a Zeno Toniolo vi proponiamo il video che mostra questa “macchina del tempo” tecnologica all’opera. Sicuramente un dock del genere potrebbe avere un buon successo commerciale e potrebbe attirare un ampio pubblico di retro-tecno-lovers! Affascinante il carrello che si muove proprio come se stessimo scrivendo su carta e che si trascina dietro l’iPad.
Che ve ne sembra? Vorreste un sistema del genere nel vostro studio/ufficio? Avete qualche altro esempio di integrazione tra tecnologie moderne e passate?

Continuiamo a parlare di display e passiamo a quelli destinati agli e-Book Reader. Ricoh ha infatti creato un display con tecnologia e-Ink caratterizzato da una luminosità più che raddoppiata rispetto agli e-Ink a colori recentemente annunciati.
Parole chiave di questo schermo sono bassi consumi, bassi costi e alta resa. Ricoh sta lavorando per portare questa tecnologia allo step successivo, ovvero quello di ingrandire il display e garantirne l’affidabilità al tempo e alle “riscritture”. Non ci resta quindi che aspettare i primi e-Book Reader a colori con questo display che sembra fatto apposta per le riviste, rivoluzione in edicola in arrivo?
[via akihabara]
In questi giorni si è parlato tanto di display, specie delle novità di Toshiba che ha presentato uno schermo 3D senza occhiali e un display che supera la densità di pixel del retina di iPhone 4, raggiungento i 367 ppi.
La prossima frontiera è quella degli schermi flessibili e i protagonisti più agguerriti sono Toshiba e Samsung. Toshiba ha presentato un sottilissimo (0.1 mm) display OLED da 3 pollici che sembra possa garantire una buona qualità di immagine a lungo e dopo tanti “stropicciamenti”.
Anche Samsung punta sulla resistenza e il suo display AMOLED flessibile è stato sollecitato per ben 100.000 cicli di “apri-chiudi” e ha perso solo il 6% della luminosità iniziale, una quota neanche percettibile a occhio nudo.
Ovviamente si tratta di due tecnologie diverse e, se pensiamo al display del futuro dei film, la proposta di Toshiba si avvicina di più alla definizione di schermo flessibile. Dopo il salto trovate lo schema del display di Samsung. Ancora non si sa quando li vedremo in commercio su cellulari e smartphone, si parla di una distribuzione “consumer” nel 2014/2015.
Continua a leggere: Display Flessibili: Samsung e Toshiba si sfidano a colpi di schermi piegabili

Niente male il nuovo HD esterno che Seagate sta progettando e di cui ci dà notizia Engadget, che lo ha scovato nel database dell’FCC, la Commissione delle Comunicazioni Federali degli Stati Uniti.
Secondo quanto riportato, la nuova unità di storage, chiamata Seagate GoFlex Satellite sarà dotata di una scheda di rete WiFi 802.11 b/g/n integrata ma non solo, visto che ad accompagnare la connettività wireless è presente anche una batteria da 3,7V. Prevista anche un’applicazione per iPhone ed iPad chiamata GoFlex Media che consentirà di effettuare lo streaming dei contenuti.
Non manca, ovviamente, la canonica presa USB 3.0 capace anche di caricare il dispositivo. Niente male.
[Via Engadget]

Grandi (o forse è meglio dire “piccole”) novità da Intel che ha abbattuto il muro dei 32 nm e ha presentato ieri in diretta mondiale i nuovi transistor Tri-Gate 3D con processo produttivo a 22 nm. Previsti per la produzione nella seconda metà del 2011, questi transistor rompono il paradigma della struttura bidimensionale in uso da 50 anni: il flusso di elettroni non corre più su una superficie piatta (planar, nella foto è quello di sinistra) ma su una struttura tridimensionale che permette la conduzione degli elettroni su 3 superfici (rispetto a una di prima).
Il nuovo design è stato creato per consolidare la posizione di Intel nel settore desktop e notebook e andare ad attaccare anche le piattaforme più mobili e più portatili come netbook, tablet e persino smartphone. I nuovi chip costruiti con questa tecnologia, infatti, potranno operare a voltaggi più bassi garantendo performance al top (37% più alte di quelli a 32 nm). In termini più tecnici questo è dovuto alla massimizzazione del flusso quando il transistor è su “on” (dato che la superficie è maggiore) e alla riduzione delle dispersioni su “off”, il tutto con una velocità di switching maggiore rispetto alla generazione precedente.
Partendo da Sandy Bridge, Intel ha usato i chip a 22 nm per la nuova piattaforma Ivy Bridge che, a parità di velocità di clock della vecchia generazione, garantisce un abbattimento dei consumi del 50%, a tutto vantaggio della durata della batteria.
[dopo il salto il video ufficiale di Intel in Inglese, a breve lo sostituiremo con quello sottotitolato in Italiano]
Continua a leggere: Intel abbatte il muro dei 32nm con i nuovi transistor TriGate 3D a 22nm

Nonostante lo scarso interesse dimostrato da Nokia, pare proprio che MeeGo, il sistema operativo per device mobili nato per volontà del costruttore finlandese e di Intel, possa comunque riuscire a fare la sua comparsa su alcuni nuovi gadget, i prossimi 23, 24 e 25 maggio.
In tale occasione, infatti, si svolgerà a San Francisco la MeeGo Conference, uno dei più importanti eventi per sviluppatori legati a tale OS, ed è proprio in una delle sessioni di tale conferenza che LG farà vedere i suoi prodotti Meego-based.
Il titolo della sessione è: “Porting di Meego su svariati device smart (= tablet, cellulari, ecc.) di LG e introduzione al piano open source di contributi di LG a Meego“. Andando a leggere i dettagli della sessione si può vedere, in particolare, che essa verterà sulla dimostrazione di MeegO 1.2 su svariati device del produttore coreano.
Non ci resta che attendere…
[Via MeegoExperts]

Avete buona memoria? Se si vi ricorderete di inPulse, il BlackBerry Watch annunciato ormai due anni fa, previsto per il lancio a Febbraio 2010 ma disponibile sul mercato solamente ora.
Nato per lavorare insieme ai BlackBerry, inPulse si è modernizzato permettendo anche la sincronizzazione con Android (oltre a Windows e Mac). Si tratta di un orologio Bluetooth completamente programmabile con un SDK già disponibile per creare la propria applicazione per il sistema operativo embeddato.
In questo modo si possono studiare widget che vadano a recuperare dallo smartphone BlackBerry o Android le informazioni che ci servono, mostrandole sul display OLED e sfruttando il motore per la vibrazione.
Scrivendo un semplice script si può realizzare quello che si vuole, oltre alle app di esempio già disponibili. Riguardo alle caratteristiche abbiamo un display da 1.3 pollici (96 x 128 pixel), processore ARM7 da 52 MHz, 8 Kb di RAM e 32 Kb di spazio programmabile, Bluetooth 2.1, batteria da 150 mAh e connettore microUSB.
Il prezzo è di 149.99$, circa 110€ sul sito ufficiale.